Full Text Archive logoFull Text Archive — Free Classic E-books

Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

Part 24 out of 25

Adobe PDF icon
Download this document as a .pdf
File size: 2.0 MB
What's this? light bulb idea Many people prefer to read off-line or to print out text and read from the real printed page. Others want to carry documents around with them on their mobile phones and read while they are on the move. We have created .pdf files of all out documents to accommodate all these groups of people. We recommend that you download .pdfs onto your mobile phone when it is connected to a WiFi connection for reading off-line.

e inanzi a tutti i corridori passa;
e tra la gente vien, che per spavento
al monte fugge, e la pianura lassa.
Molti ne ferma, e fa voltare il mento
contra i nimici, e poi la lancia abassa;
e con sì fier sembiante il destrier muove,
che fin nel ciel Marte ne teme e Giove.

86
Dinanzi agli altri un cavalliero adocchia,
che riccamato nel vestir vermiglio
avea d'oro e di seta una pannocchia
con tutto il garbo, che parea di miglio;
nipote a Costantin per la sirocchia,
ma che non gli era men caro, che figlio:
gli spezza scudo e osbergo, come vetro,
e fa la lancia un palmo apparir dietro.

87
Lascia quel morto, e Balisarda stringe
verso uno stuol che più si vede appresso;
e contra a questo e contra a quel si spinge,
ed a chi tronco ed a chi il capo ha fesso:
a chi nel petto, a chi nel fianco tinge
il brando, e a chi l'ha ne la gola messo:
taglia busti, anche, braccia, mani e spalle;
e il sangue, come un rio, corre alla valle.

88
Non è, visti quei colpi, chi gli faccia
contrasto più, così n'è ognun smarrito;
sì che si cangia subito la faccia
de la battaglia; che tornando ardito,
il petto volge, e ai Greci dà la caccia
il Bulgaro che dianzi era fuggito:
in un momento ogni ordine disciolto
si vede, e ogni stendardo a fuggir volto.

89
Leone Augusto s'un poggio eminente,
vedendo i suoi fuggir, s'era ridutto;
e sbigottito e mesto ponea mente
(perch'era in loco che scopriva il tutto)
al cavallier ch'uccidea tanta gente,
che per lui sol quel campo era distrutto:
e non può far, se ben n'è offeso tanto,
che non lo lodi e gli dia in arme il vanto.

90
Ben comprende all'insegne e sopravesti,
all'arme luminose e ricche d'oro,
che quantunque il guerrier dia aiuto a questi
nimici suoi, non sia però di loro.
Stupido mira i soprumani gesti,
e talor pensa che dal sommo coro
sia per punire i Greci un agnol sceso,
che tante e tante volte hanno Dio offeso.

91
E come uom d'alto e di sublime core,
ove l'avrian molt'altri in odio avuto,
egli s'innamorò del suo valore,
né veder fargli oltraggio avria voluto:
gli sarebbe per un de' suoi che muore,
vederne morir sei manco spiaciuto,
e perder anco parte del suo regno,
che veder morto un cavallier sì degno.

92
Come bambin, se ben la cara madre
iraconda lo batte e da sé caccia,
non ha ricorso alla sorella o al padre,
ma a lei ritorna, e con dolcezza abbraccia;
così Leon, se ben le prime squadre
Ruggier gli uccide, e l'altre gli minaccia,
non lo può odiar, perch'all'amor più tira
l'alto valor, che quella offesa all'ira.

93
Ma se Leon Ruggiero ammira ed ama,
mi par che duro cambio ne riporte;
che Ruggiero odia lui, né cosa brama
più che di dargli di sua man la morte.
Molto con gli occhi il cerca, ed alcun chiama,
che gliele mostri; ma la buona sorte
e la prudenza de l'esperto Greco
non lasciò mai che s'affrontasse seco.

94
Leone, acciò che la sua gente affatto
non fosse uccisa, fe' sonar raccolta;
ed all'imperatore un messo ratto
a pregarlo mandò, che desse volta
e ripassasse il fiume; e che buon patto
n'avrebbe, se la via non gli era tolta:
ed esso con non molti che raccolse,
al ponte ond'era entrato, i passi volse.

95
Molti in poter de' Bulgari restaro
per tutto il monte, e sin al fiume uccisi;
e vi restavan tutti, se 'l riparo
non gli avesse del rio tosto divisi.
Molti cader dai ponti e s'affogaro;
e molti, senza mai volgere i visi,
quindi lontano iro a trovare il guado;
e molti fur prigion tratti in Belgrado.

96
Finita la battaglia di quel giorno,
ne la qual, poi che il lor signor fu estinto,
danno i Bulgari avriano avuto e scorno,
se per lor non avesse il guerrier vinto,
il buon guerrier che 'l candido liocorno
ne lo scudo vermiglio avea dipinto;
a lui si trasson tutti, da cui questa
vittoria conoscean, con gioia e festa.

97
Uno il saluta, un altro se gl'inchina,
altri la mano, altri gli bacia il piede:
ognun, quanto più può, se gli avvicina,
e beato si tien chi appresso il vede,
e più chi 'l tocca; che toccar divina
e sopranatural cosa si crede.
Lo pregan tutti, e vanno al ciel le grida,
che sia lor re, lor capitan, lor guida.

98
Ruggier rispose lor, che capitano
e re sarà, quel che fia lor più a grado;
ma né a baston né a scettro ha da por mano,
né per quel giorno entrar vuole in Belgrado:
che prima che si faccia più lontano
Leon Augusto, e che ripassi il guado,
lo vuol seguir, né torsi da la traccia,
fin che nol giunga e che morir nol faccia;

99
che mille miglia e più, per questo solo
era venuto, e non per altro effetto.
Così senza indugiar lascia lo stuolo,
e si volge al camin che gli vien detto,
che verso il ponte fa Leone a volo,
forse per dubbio che gli sia intercetto.
Gli va dietro per l'orma in tanta fretta,
che 'l suo scudier non chiama e non aspetta.

100
Leone ha nel fuggir tanto vantaggio
(fuggir si può ben dir, più che ritrarse),
che trova aperto e libero il passaggio;
poi rompe il ponte, e lascia le navi arse.
Non v'arriva Ruggier, ch'ascoso il raggio
era del sol, né sa dove alloggiarse.
Cavalca inanzi, che lucea la luna,
né mai trova castel né villa alcuna.

101
Perché non sa dove si por, camina
tutta la notte, né d'arcion mai scende.
Ne lo spuntar del nuovo sol vicina
a man sinistra una città comprende;
ove di star tutto quel dì destina,
acciò l'ingiuria al suo Frontino emende,
a cui, senza posarlo o trargli briglia,
la notte fatto avea far tante miglia.

102
Ungiardo era signor di quella terra,
suddito e caro a Costantino molto,
ove avea per cagion di quella guerra
da cavallo e da piè buon numer tolto.
Quivi ove altrui l'entrata non si serra,
entra Ruggiero, e v'è sì ben raccolto,
che non gli accade di passar più avante
per aver miglior loco e più abondante.

103
Nel medesimo albergo in su la sera
un cavallier di Romania alloggiosse,
che si trovò ne la battaglia fiera,
quando Ruggier pei Bulgari si mosse,
ed a pena di man fuggito gli era,
ma spaventato più ch'altri mai fosse;
sì ch'ancor triema, e pargli ancora intorno
avere il cavallier dal liocorno.

104
Conosce, tosto che lo scudo vede,
che 'l cavallier che quella insegna porta,
è quel che la sconfitta ai Greci diede,
per le cui mani è tanta gente morta.
Corre al palazzo, ed udienza chiede,
per dire a quel signor cosa ch'importa;
e subito intromesso, dice quanto
io mi riserbo a dir ne l'altro canto.

CANTO QUARANTACINQUESIMO

1
Quanto più su l'instabil ruota vedi
di Fortuna ire in alto il miser uomo,
tanto più tosto hai da vedergli i piedi
ove ora ha il capo, e far cadendo il tomo.
Di questo esempio è Policràte, e il re di
Lidia, e Dionigi, ed altri ch'io non nomo,
che ruinati son da la suprema
gloria in un dì ne la miseria estrema.

2
Così all'incontro, quanto più depresso,
quanto è più l'uom di questa ruota al fondo,
tanto a quel punto più si trova appresso,
ch'a da salir, se de' girarsi in tondo.
Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo,
che l'altro giorno ha dato legge al mondo.
Servio e Mario e Ventidio l'hanno mostro
al tempo antico, e il re Luigi al nostro:

3
il re Luigi, suocero del figlio
del duca mio; che rotto a Santo Albino,
e giunto al suo nimico ne l'artiglio,
a restar senza capo fu vicino.
Scorse di questo anco maggior periglio,
non molto inanzi, il gran Matia Corvino.
Poi l'un, de' Franchi passato quel punto,
l'altro al regno degli Ungari fu assunto.

4
Si vede per gli esempi di che piene
sono l'antiche e le moderne istorie,
che 'l ben va dietro al male, e 'l male al bene,
e fin son l'un de l'altro e biasmi e glorie;
e che fidarsi a l'uom non si conviene
in suo tesor, suo regno e sue vittorie,
né disperarsi per Fortuna avversa,
che sempre la sua ruota in giro versa.

5
Ruggier per la vittoria ch'avea avuto
di Leone e del padre imperatore,
in tanta confidenza era venuto
di sua fortuna e di suo gran valore,
che senza compagnia, senz'altro aiuto,
di poter egli sol gli dava il core
fra cento a piè e a cavallo armate squadre
uccider di sua mano il figlio e il padre.

6
Ma quella, che non vuol che si prometta
alcun di lei, gli mostrò in pochi giorni,
come tosto alzi e tosto al basso metta,
e tosto avversa e tosto amica torni.
Lo fe' conoscer quivi da chi in fretta
a procacciargli andò disagi e scorni,
dal cavallier che ne la pugna fiera
di man fuggito a gran fatica gli era.

7
Costui fece ad Ungiardo saper, come
quivi il guerrier ch'avea le genti rotte
di Costantino e per molt'anni dome,
stato era il giorno, e vi staria la notte;
e che Fortuna presa per le chiome,
senza che più travagli o che più lotte,
darà al suo re, se fa costui prigione;
ch'a' Bulgari, lui preso, il giogo pone.

8
Ungiardo da la gente, che fuggita
de la battaglia, a lui s'era ridutta
(ch'a parte a parte v'arrivò infinita,
perch'al ponte passar non potea tutta),
sapea come la strage era seguita,
che la metà de' Greci avea distrutta;
e come un cavallier solo era stato,
ch'un campo rotto, e l'altro avea salvato:

9
e che sia da se stesso senza caccia
venuto a dar del capo ne la rete,
si maraviglia, e mostra che gli piaccia,
con viso e gesti e con parole liete.
Aspetta che Ruggier dormendo giaccia;
poi manda le sue gente chete chete,
e fa il buon cavallier, ch'alcun sospetto
di questo non avea, prender nel letto.

10
Accusato Ruggier dal proprio scudo,
ne la città di Novengrado resta
prigion d'Ungiardo, il più d'ogni altro crudo,
che fa di ciò maravigliosa festa.
E che può far Ruggier, poi che gli è nudo,
ed è legato già, quando si desta?
Ungiardo un suo corrier spaccia a staffetta
a dar la nuova a Costantino in fretta.

11
Avea levato Costantin la notte
da le ripe di Sava ogni sua schiera;
e seco a Beleticche avea ridotte,
che città del cognato Androfilo era,
padre di quello a cui forate e rotte
(come se state fossino di cera)
al primo incontro l'arme avea il gagliardo
cavallier, or prigion del fiero Ungiardo.

12
Quivi fortificar facea le mura
l'imperatore, e riparar le porte;
che de' Bulgari ben non s'assicura,
che con la guida d'un guerrier sì forte
non gli faccino peggio che paura,
e 'l resto ponghin di sua gente a morte.
Or che l'ode prigion, né quelli teme,
né se con lor sia il mondo tutto insieme.

13
L'imperator nuota in un mar di latte,
né per letizia sa quel che si faccia.
- Ben son le genti bulgare disfatte, -
dice con lieta e con sicura faccia.
Come de la vittoria, chi combatte,
se troncasse al nimico ambe le braccia,
certo saria, così n'è certo, e gode
l'imperator, poi che 'l guerrier preso ode.

14
Non ha minor cagion di rallegrarsi
del padre il figlio; ch'oltre che si spera
di racquistar Belgrado, e soggiugarsi
ogni contrada che de' Bulgari era;
disegna anco il guerriero amico farsi
con benefici, e seco averlo in schiera.
Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magno
ha da invidiar, se gli è costui compagno.

15
Da questa voglia è ben diversa quella
di Teodora, a chi 'l figliuolo uccise
Ruggier con l'asta che da la mammella
passò alle spalle, e un palmo fuor si mise.
A Costantin, del quale era sorella,
costei si gittò a' piedi, e gli conquise
e intenerigli il cor d'alta pietade
col largo pianto che nel sen le cade.

16
- Io non mi leverò da questi piedi
(diss'ella), signor mio, se del fellone
ch'uccise il mio figliuol, non mi conciedi
di vendicare, or che l'abbiàn prigione.
Oltre che stato t'è nipote, vedi
quanto t'amò, vedi quant'opre buone
ha per te fatto, e vedi s'avrai torto
di non lo vendicar di chi l'ha morto.

17
Vedi che per pietà del nostro duolo
ha Dio fatto levar da la campagna
questo crudele, e come augello a volo,
a dar ce l'ha condotto ne la ragna,
acciò in ripa di Stige il mio figliuolo
molto senza vendetta non rimagna.
Dammi costui, signore, e sii contento
ch'io disacerbi il mio col suo tormento. -

18
Così ben piange, e così ben si duole,
e così bene ed efficace parla;
né dai piedi levar mai se gli vuole,
ben che tre volte e quattro per levarla
usasse Costantino atti e parole;
ch'egli è forzato al fin di contentarla:
e così comandò che si facesse
colui condurre, e in man di lei si desse.

19
E per non fare in ciò lunga dimora,
condotto hanno il guerrier del liocorno,
e dato in mano alla crudel Teodora,
che non vi fu intervallo più d'un giorno.
Il far che sia squartato vivo, e muora
publicamente con obbrobrio e scorno,
poca pena le pare, e studia e pensa
altra trovarne inusitata e immensa.

20
La femina crudel lo fece porre,
incatenato e mani e piedi e collo,
nel tenebroso fondo d'una torre,
ove mai non entrò raggio d'Apollo.
Fuor ch'un poco di pan muffato, torre
gli fe' ogni cibo, e senza ancor lassollo
duo dì talora; e lo diè in guardia a tale,
ch'era di lei più pronto a fargli male.

21
Oh! se d'Amon la valorosa e bella
figlia, oh se la magnanima Marfisa
avesse avuto di Ruggier novella,
ch'in prigion tormentasse a questa guisa;
per liberarlo saria questa e quella
postasi al rischio di restarne uccisa;
né Bradamante avria, per dargli aiuto,
a Beatrice o Amon rispetto avuto.

22
Re Carlo intanto avendo la promessa
a costei fatta in mente, che consorte
dar non le lascierà, che sia men d'essa
al paragon de l'arme ardito e forte;
questa sua voluntà con trombe espressa
non solamente fe' ne la sua corte,
ma in ogni terra al suo imperio soggetta;
onde la fama andò pel mondo in fretta.

23
Questa condizion contiene il bando:
chi la figlia d'Amon per moglie vuole,
star con lei debba a paragon del brando
da l'apparire al tramontar del sole;
e fin a questo termine durando,
e non sia vinto, senz'altre parole
la donna da lui vinta esser s'intenda,
né possa ella negar che non lo prenda;

24
e che l'eletta ella de l'arme dona,
senza mirar chi sia di lor, che chiede.
E lo potea ben far, perch'era buona
con tutte l'arme, o sia a cavallo o a piede.
Amon, che contrastar con la Corona
non può né vuole, al fin sforzato cede;
e ritornare a corte si consiglia,
dopo molti discorsi, egli e la figlia.

25
Ancor che sdegno e colera la madre
contra la figlia avea, pur per suo onore
vesti le fece far ricche e leggiadre
a varie fogge e di più d'un colore.
Bradamante alla corte andò col padre;
e quando quivi non trovò il suo amore,
più non le parve quella corte, quella
che le solea parer già così bella.

26
Come chi visto abbia, l'aprile o il maggio,
giardin di frondi e di bei fiori adorno,
e lo rivegga poi che 'l sol il raggio
all'austro inchina, e lascia breve il giorno,
lo trova deserto, orrido e selvaggio;
così pare alla donna al suo ritorno,
che da Ruggier la corte abandonata
quella non sia, ch'avea al partir lasciata.

27
Domandar non ardisce che ne sia,
acciò di sé non dia maggior sospetto;
ma pon l'orecchia, e cerca tuttavia
che senza domandar le ne sia detto.
Si sa ch'egli è partito, ma che via
pres'abbia, non fa alcun vero concetto;
perché partendo ad altri non fe' motto,
ch'allo scudier che seco avea condotto.

28
Oh come ella sospira! oh come teme,
sentendo che se n'è come fuggito!
Oh come sopra ogni timor le preme,
che per porla in oblio se ne sia gito!
che vistosi Amon contra, ed ogni speme
perduta mai più d'esserle marito,
si sia fatto da lei lontano, forse
così sperando dal suo amor disciorse;

29
e che fatt'abbia ancor qualche disegno,
per più tosto levarsela dal core,
d'andar cercando d'uno in altro regno
donna per cui si scordi il primo amore,
come si dice che si suol d'un legno
talor chiodo con chiodo cacciar fuore.
Nuovo pensier ch'a questo poi succede,
le dipinge Ruggier pieno di fede;

30
e lei, che dato orecchie abbia, riprende,
a tanta iniqua suspizione e stolta.
E così l'un pensier Ruggier difende,
l'altro l'accusa: ed ella amenduo ascolta,
e quando a questo e quando a quel s'apprende,
né risoluta a questo o a quel si volta.
Pur all'opinion più tosto corre,
che più le giova, e la contraria aborre.

31
E talor anco che le torna a mente
quel che più volte il suo Ruggier le ha detto,
come di grave error, si duole e pente,
ch'avuto n'abbia gelosia e sospetto;
e come fosse al suo Ruggier presente,
chiamasi in colpa, e se ne batte il petto.
- Ho fatto error (dice ella), e me n'aveggio;
ma chi n'è causa, è causa ancor di peggio.

32
Amor n'è causa, che nel cor m'ha impresso
la forma tua così leggiadra e bella;
e posto ci ha l'ardir, l'ingegno appresso,
e la virtù di che ciascun favella;
ch'impossibil mi par, ch'ove concesso
ne sia il veder, ch'ogni donna e donzella
non ne sia accesa, e che non usi ogni arte
di sciorti dal mio amore e al suo legarte.

33
Deh avesse Amor così nei pensier miei
il tuo pensier, come ci ha il viso sculto!
Io son ben certa che lo troverei
palese tal, qual io lo stimo occulto;
e che sì fuor di gelosia sarei,
ch'ad or ad or non mi farebbe insulto;
e dove a pena or è da me respinta,
rimarria morta, non che rotta e vinta.

34
Son simile all'avar c'ha il cor sì intento
al suo tesoro, e sì ve l'ha sepolto,
che non ne può lontan viver contento,
né non sempre temer che gli sia tolto.
Ruggiero, or può, ch'io non ti veggo e sento,
in me, più de la speme, il timor molto,
il qual ben che bugiardo e vano io creda,
non posso far di non mi dargli in preda.

35
Ma non apparirà il lume sì tosto
agli occhi miei del tuo viso giocondo,
contra ogni mia credenza a me nascosto,
non so in qual parte, o Ruggier mio, del mondo,
come il falso timor sarà deposto
da la vera speranza e messo al fondo.
Deh torna a me, Ruggier, torna, e conforta
la speme che 'l timor quasi m'ha morta!

36
Come al partir del sol si fa maggiore
l'ombra, onde nasce poi vana paura;
e come all'apparir del suo splendore
vien meno l'ombra, e 'l timido assicura:
così senza Ruggier sento timore;
se Ruggier veggo, in me timor non dura.
Deh torna a me, Ruggier, deh torna prima
che 'l timor la speranza in tutto opprima!

37
Come la notte ogni fiammella è viva,
e riman spenta subito ch'aggiorna;
così, quando il mio sol di sé mi priva,
mi leva incontra il rio timor le corna:
ma non sì tosto all'orizzonte arriva,
che 'l timor fugge, e la speranza torna.
Deh torna a me, deh torna, o caro lume,
e scaccia il rio timor che mi consume!

38
Se 'l sol si scosta, e lascia i giorni brevi,
quanto di bello avea la terra asconde;
fremono i venti, e portan ghiacci e nievi;
non canta augel, né fior si vede o fronde:
così, qualora avvien che da me levi,
o mio bel sol, le tue luci gioconde,
mille timori, e tutti iniqui, fanno
un aspro verno in me più volte l'anno.

39
Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena
la desiata dolce primavera!
Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena
la mente mia sì nubilosa e nera. -
Qual Progne si lamenta o Filomena
ch'a cercar esca ai figliolini ita era,
e trova il nido voto; o qual si lagna
turture c'ha perduto la compagna:

40
tal Bradamante si dolea, che tolto
le fosse stato il suo Ruggier temea,
di lacrime bagnando spesso il volto,
ma più celatamente che potea.
Oh quanto, quanto si dorria più molto,
s'ella sapesse quel che non sapea,
che con pena e con strazio il suo consorte
era in prigion, dannato a crudel morte!

41
La crudeltà ch'usa l'iniqua vecchia
contra il buon cavallier che preso tiene,
e che di dargli morte s'apparecchia
con nuovi strazi e non usate pene,
la superna Bontà fa ch'all'orecchia
del cortese figliuol di Cesar viene;
e che gli mette in cor, come l'aiute,
e non lasci perir tanta virtute.

42
Il cortese Leon che Ruggiero ama
(non che sappi però che Ruggier sia),
mosso da quel valor ch'unico chiama,
e che gli par che soprumano sia,
molto fra sé discorre, ordisce e trama,
e di salvarlo al fin trova la via,
in guisa che da lui la zia crudele
offesa non si tenga e si querele.

43
Parlò in secreto a chi tenea la chiave
de la prigione; e che volea, gli disse,
vedere il cavallier pria che sì grave
sentenza, contra lui data, seguisse.
Giunta la notte, un suo fedel seco have
audace e forte, ed atto a zuffe e a risse;
e fa che 'l castellan, senz'altrui dire
ch'egli fosse Leon, gli viene aprire.

44
Il castellan, senza ch'alcun de' sui
seco abbia, occultamente Leon mena
col compagno alla torre ove ha colui
che si serba all'estrema d'ogni pena.
Giunti là dentro, gettano amendui
al castellan che volge lor la schena
per aprir lo sportello, al collo un laccio,
e subito gli dan l'ultimo spaccio.

45
Apron la cataratta, onde sospeso
al canape, ivi a tal bisogno posto,
Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso,
là dove era Ruggier dal sol nascosto.
Tutto legato, e s'una grata steso
lo trova, all'acqua un palmo e men discosto.
L'avria in un mese e in termine più corto,
per sé, senz'altro aiuto, il luogo morto.

46
Leon Ruggier con gran pietade abbraccia,
e dice: - Cavallier, la tua virtude
indissolubilmente a te m'allaccia
di voluntaria eterna servitute;
e vuol che più il tuo ben, che 'l mio, mi piaccia,
né curi per la tua la mia salute,
e che la tua amicizia al padre e a quanti
parenti io m'abbia al mondo, io metta inanti.

47
Io son Leone, acciò tu intenda, figlio
di Costantin, che vengo a darti aiuto,
come vedi, in persona, con periglio
(se mai dal padre mio sarà saputo)
d'esser cacciato, o con turbato ciglio
perpetuamente esser da lui veduto;
che per la gente la qual rotta e morta
da te gli fu a Belgrado, odio ti porta. -

48
E seguitò, più cose altre dicendo
da farlo ritornar da morte a vita;
e lo vien tuttavolta disciogliendo.
Ruggier gli dice: - Io v'ho grazia infinita;
e questa vita ch'or mi date, intendo
che sempremai vi sia restituita,
che la vogliate riavere, ed ogni
volta che per voi spenderla bisogni. -

49
Ruggier fu tratto di quel loco oscuro,
e in vece sua morto il guardian rimase;
né conosciuto egli né gli altri furo.
Leon menò Ruggiero alle sue case,
ove a star seco tacito e sicuro
per quattro o per sei dì gli persuase;
che riaver l'arme e 'l destrier gagliardo
gli faria intanto, che gli tolse Ungiardo.

50
Ruggier fuggito, il suo guardian strozzato
si trova il giorno, e aperta la prigione.
Chi quel, chi questo pensa che sia stato;
ne parla ognun, né però alcun s'appone.
Ben di tutti gli altri uomini pensato
più tosto si saria, che di Leone;
che pare a molti ch'avria causa avuto
di farne strazio, e non di dargli aiuto.

51
Riman di tanta cortesia Ruggiero
confuso sì, sì pien di maraviglia,
e tramutato sì da quel pensiero
che quivi tratto l'avea tante miglia,
che mettendo il secondo col primiero,
né a questo quel, né questo a quel simiglia.
Il primo tutto era odio, ira e veneno;
di pietade è il secondo e d'amor pieno.

52
Molto la notte e molto il giorno pensa,
d'altro non cura ed altro non disia,
che da l'obbligazion che gli avea immensa,
sciorsi con pari e maggior cortesia.
Gli par, se tutta sua vita dispensa
in lui servire, o breve o lunga sia,
e se s'espone a mille morti certe,
non gli può tanto far, che più non merte.

53
Venuta quivi intanto era la nuova
del bando ch'avea fatto il re di Francia,
che chi vuol Bradamante, abbia a far prova
con lei di forza, con spada e con lancia.
Questo udir a Leon sì poco giova,
che se gli vede impallidir la guancia;
perché, come uom che le sue forze ha note,
sa ch'a lei pare in arme esser non puote.

54
Fra sé discorre, e vede che supplire
può con l'ingegno, ove il vigor sia manco,
facendo con sue insegne comparire
questo guerrier di cui non sa il nome anco;
che di possanza iudica e d'ardire
poter star contra a qualsivoglia Franco:
e crede ben, s'a lui ne dà l'impresa,
che ne fia vinta Bradamante e presa.

55
Ma due cose ha da far: l'una, disporre
il cavallier, che questa impresa accetti;
l'altra, nel campo in vece sua lui porre
in modo che non sia chi ne sospetti.
A sé lo chiama, e 'l caso gli discorre,
e pregal poi con efficaci detti,
ch'egli sia quel ch'a questa pugna vegna
col nome altrui, sotto mentita insegna.

56
L'eloquenza del Greco assai potea;
ma più de l'eloquenza potea molto
l'obbligo grande che Ruggier gli avea,
da mai non ne dovere essere isciolto:
sì che quantunque duro gli parea,
e non possibil quasi; pur con volto,
più che con cor giocondo, gli rispose
ch'era per far per lui tutte le cose.

57
Ben che da fier dolor, tosto che questa
parola ha detta, il cor ferir si senta,
che giorno e notte e sempre lo molesta,
sempre l'affligge e sempre lo tormenta,
e vegga la sua morte manifesta;
pur è mai per dir che se ne penta;
che prima ch'a Leon non ubbidire,
mille volte, non ch'una, è per morire.

58
Ben certo è di morir; perché, se lascia
la donna, ha da lasciar la vita ancora:
o che l'accorerà il duolo e l'ambascia;
o se 'l duolo e l'ambascia non l'accora,
con le man proprie squarcerà la fascia
che cinge l'alma, e ne la trarrà fuora;
ch'ogni altra cosa più facil gli fia,
che poter lei veder, che sua non sia.

59
Gli è di morir disposto; ma che sorte
di morte voglia far, non sa dir anco.
Pensa talor di fingersi men forte,
e porger nudo alla donzella il fianco;
che non fu mai la più beata morte,
che se per man di lei venisse manco.
Poi vede, se per lui resta che moglie
sia di Leon, che l'obbligo non scioglie:

60
perché ha promesso contra Bradamante
entrare in campo a singular battaglia;
non simulare, e farne sol sembiante,
sì che Leon di lui poco si vaglia.
Dunque starà nel detto suo costante;
e ben che or questo or quel pensier l'assaglia,
tutti li scaccia, e solo a questo cede,
il qual l'esorta a non mancar di fede.

61
Avea già fatto apparecchiar Leone,
con licenza del patre Costantino,
arme e cavalli, e un numer di persone
qual gli convenne, e entrato era in camino;
e seco avea Ruggiero, a cui le buone
arme avea fatto rendere e Frontino:
e tanto un giorno e un altro e un altro andaro
ch'in Francia ed a Parigi si trovaro.

62
Non volse entrar Leon ne la cittate,
e i padiglioni alla campagna tese;
e fe' il medesmo dì per imbasciate,
che di sua giunta il re di Francia intese.
L'ebbe il re caro; e gli fu più fiate,
donando e visitandolo, cortese.
De la venuta sua la cagion disse
Leone, e lo pregò che l'espedisse:

63
ch'entrar facesse in campo la donzella
che marito non vuol di lei men forte;
quando venuto era per fare o ch'ella
moglier gli fosse, o che gli desse morte.
Carlo tolse l'assunto, e fece quella
comparir l'altro dì fuor de le porte,
ne lo steccato che la notte sotto
all'alte mura fu fatto di botto.

64
La notte ch'andò inanzi al terminato
giorno de la battaglia, Ruggiero ebbe
simile a quella che suole il dannato
aver, che la matina morir debbe.
Eletto avea combatter tutto armato,
perch'esser conosciuto non vorrebbe;
né lancia né destriero adoprar volse,
né, fuor che 'l brando, arme d'offesa tolse.

65
Lancia non tolse; non perché temesse
di quella d'or, che fu de l'Argalia,
e poi d'Astolfo a cui costei successe,
che far gli arcion votar sempre solia:
perché nessun, ch'ella tal forza avesse,
o fosse fatta per negromanzia,
avea saputo, eccetto quel re solo
che far la fece e la donò al figliuolo.

66
Anzi Astolfo e la donna, che portata
l'aveano poi, credean che non l'incanto,
ma la propria possanza fosse stata,
che dato loro in giostra avesse il vanto;
e che con ogni altra asta ch'incontrata
fosse da lor, farebbono altretanto.
La cagion sola, che Ruggier non giostra,
è per non far del suo Frontino mostra:

67
che lo potria la donna facilmente
conoscer, se da lei fosse veduto;
però che cavalcato, e lungamente
in Montalban l'avea seco tenuto.
Ruggier che solo studia e solo ha mente
come da lei non sia riconosciuto,
né vuol Frontin, né vuol cos'altra avere,
che di far di sé indizio abbia potere.

68
A questa impresa un'altra spada volle;
che ben sapea che contra a Balisarda
saria ogn'osbergo, come pasta, molle;
ch'alcuna tempra quel furor non tarda:
e tutto 'l taglio anco a quest'altra tolle
con un martello, e la fa men gagliarda.
Con quest'arme Ruggiero al primo lampo
ch'apparve all'orizzonte, entrò nel campo.

69
E per parer Leon, le sopraveste
che dianzi ebbe Leon, s'ha messe indosso;
e l'aquila de l'or con le due teste
porta dipinta ne lo scudo rosso.
E facilmente si potean far queste
finzion; ch'era ugualmente grande e grosso
l'un come l'altro. Appresentossi l'uno;
l'altro non si lasciò veder d'alcuno.

70
Era la voluntà de la donzella
da quest'altra diversa di gran lunga;
che, se Ruggier su la spada martella
per rintuzzarla, che non tagli o punga,
la sua la donna aguzza, e brama ch'ella
entri nel ferro, e sempre al vivo giunga,
anzi ogni colpo sì ben tagli e fore,
che vada sempre a ritrovargli il core.

71
Qual su le mosse il barbaro si vede,
che 'l cenno del partir fugoso attende,
né qua né là poter fermare il piede,
gonfiar le nare, e che l'orecchie tende;
tal l'animosa donna che non crede
che questo sia Ruggier con chi contende,
aspettando la tromba, par che fuoco
ne le vene abbia, e non ritrovi loco.

72
Qual talor, dopo il tuono, orrido vento
subito segue, che sozzopra volve
l'ondoso mare, e leva in un momento
da terra fin al ciel l'oscura polve;
fuggon le fiere, e col pastor l'armento;
l'aria in grandine e in pioggia si risolve;
udito il segno la donzella, tale
stringe la spada, e 'l suo Ruggiero assale.

73
Ma non più quercia antica, o grosso muro
di ben fondata torre a borea cede,
né più all'irato mar lo scoglio duro,
che d'ogni intorno il dì e la notte il fiede;
che sotto l'arme il buon Ruggier sicuro,
che già al troiano Ettòr Vulcano diede,
ceda all'odio e al furor che lo tempesta
or ne' fianchi, or nel petto, or ne la testa.

74
Quando di taglio la donzella, quando
mena di punta; e tutta intenta mira
ove cacciar tra ferro e ferro il brando,
sì che si sfoghi e disacerbi l'ira.
Or da un lato, or da un altro il va tentando;
quando di qua, quando di là s'aggira;
e si rode e si duol che non le avegna
mai fatta alcuna cosa che disegna.

75
Come chi assedia una città che forte
sia di buon fianchi e di muraglia grossa,
spesso l'assalta, or vuol batter le porte,
or l'alte torri, or atturar la fossa;
e pone indarno le sue genti a morte,
né via sa ritrovar ch'entrar vi possa:
così molto s'affanna e si travaglia,
né può la donna aprir piastra né maglia.

76
Quando allo scudo e quando al buon elmetto,
quando all'osbergo fa gittar scintille
con colpi ch'alle braccia, al capo, al petto
mena dritti e riversi, e mille e mille,
e spessi più, che sul sonante tetto
la grandine far soglia de le ville.
Ruggier sta su l'avviso, e si difende
con gran destrezza, e lei mai non offende.

77
Or si ferma, or volteggia, or si ritira,
e con la man spesso accompagna il piede.
Porge or lo scudo, ed or la spada gira
ove girar la man nimica vede.
O lei non fere, o se la fere, mira
ferirla in parte ove men nuocer crede.
La donna, prima che quel dì s'inchine,
brama di dare alla battaglia fine.

78
Si ricordò del bando, e si ravvide
del suo periglio, se non era presta;
che se in un dì non prende o non uccide
il suo domandator, presa ella resta.
Era già presso ai termini d'Alcide
per attuffar nel mar Febo la testa,
quando ella cominciò di sua possanza
a difidarsi, e perder la speranza.

79
Quanto mancò più la speranza, crebbe
tanto più l'ira, e radoppiò le botte;
che pur quell'arme rompere vorrebbe,
ch'in tutto un dì non avea ancora rotte:
come colui ch'al lavorio che debbe,
sia stato lento, e già vegga esser notte,
s'affretta indarno, si travaglia e stanca,
fin che la forza a un tempo e il dì gli manca.

80
O misera donzella, se costui
tu conoscessi, a cui dar morte brami,
se lo sapessi esser Ruggier, da cui
de la tua vita pendono li stami;
so ben ch'uccider te, prima che lui,
vorresti; che di te so che più l'ami:
e quando lui Ruggiero esser saprai,
di questi colpi ancor, so, ti dorrai.

81
Carlo e molt'altri seco, che Leone
esser costui credeansi, e non Ruggiero,
veduto come in arme, al paragone
di Bradamante, forte era e leggiero;
e, senza offender lei, con che ragione
difender si sapea; mutan pensiero,
e dicon: - Ben convengono amendui;
ch'egli è di lei ben degno, ella di lui. -

82
Poi che Febo nel mar tutt'è nascoso,
Carlo, fatta partir quella battaglia,
giudica che la donna per suo sposo
prenda Leon, ne ricusar lo vaglia.
Ruggier, senza pigliar quivi riposo,
senz'elmo trarsi o alleggierirsi maglia,
sopra un picciol ronzin torna in gran fretta
ai padiglioni ove Leon l'aspetta.

83
Gittò Leone al cavallier le braccia
duo volte e più fraternamente al collo;
e poi, trattogli l'elmo da la faccia,
di qua e di là con grande amor baciollo.
- Vo' (disse) che di me sempre tu faccia
come ti par; che mai trovar satollo
non mi potrai, che me e lo stato mio
spender tu possa ad ogni tuo disio.

84
Né veggo ricompensa che mai questa
obligazion ch'io t'ho, possi disciorre;
e non, s'ancora io mi levi di testa
la mia corona, e a te la venghi a porre. -
Ruggier, di cui la mente ange e molesta
alto dolore, e che la vita aborre,
poco risponde, e l'insegne gli rende,
che n'avea aute, e 'l suo liocorno prende.

85
E stanco dimostrandosi e svogliato,
più tosto che poté, da lui levosse;
ed al suo alloggiamento ritornato,
poi che fu mezzanotte, tutto armosse;
e sellato il destrier, senza commiato,
e senza che d'alcun sentito fosse,
sopra vi salse, e si drizzò al camino
che più piacer gli parve al suo Frontino.

86
Frontino or per via dritta or per via torta,
quando per selve e quando per campagna
il suo signor tutta la notte porta,
che non cessa un momento che non piagna:
chiama la morte, e in quella si conforta,
che l'ostinata doglia sola fragna;
né vede, altro che morte, chi finire
possa l'insopportabil suo martire.

87
- Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere,
che così m'abbia a un punto ogni ben tolto?
Deh, s'io non vo' l'ingiuria sostenere
senza vendetta, incontra a cui mi volto?
Fuor che me stesso, altri non so vedere,
che m'abbia offeso ed in miseria volto.
Io m'ho dunque di me contra a me stesso
da vendicar, c'ho tutto il mal commesso.

88
Pur, quando io avessi fatto solamente
a me l'ingiuria, a me forse potrei
donar perdon, se ben difficilmente;
anzi vo' dir che far non lo vorrei:
or quanto, poi che Bradamante sente
meco l'ingiuria ugual, men lo farei?
Quando bene a me ancora io perdonassi,
lei non convien ch'invendicata lassi.

89
Per vendicar lei dunque debbo e voglio
ogni modo morir, né ciò mi pesa;
ch'altra cosa non so ch'al mio cordoglio,
fuor che la morte, far possa difesa.
Ma sol, ch'allora io non mori', mi doglio,
che fatto ancora io non le aveva offesa.
Oh me felice, s'io moriva allora
ch'era prigion de la crudel Teodora!

90
Se ben m'avesse ucciso, tormentato
prima ad arbitrio di sua crudeltade,
da Bradamante almeno avrei sperato
di ritrovare al mio caso pietade.
Ma quando ella saprà ch'avrò più amato
Leon di lei, e di mia volontade
io me ne sia, perch'egli l'abbia, privo;
avrà ragion d'odiarmi e morto e vivo. -

91
Questo dicendo e molte altre parole
che sospiri accompagnano e singulti,
si trova all'apparir del nuovo sole
fra scuri boschi, in luoghi strani e inculti;
e perché è disperato, e morir vuole,
e, più che può, che 'l suo morir s'occulti,
questo luogo gli par molto nascosto,
ed atto a far quant'ha di sé disposto.

92
Entra nel folto bosco, ove più spesse
l'ombrose frasche e più intricate vede;
ma Frontin prima al tutto sciolto messe
da sé lontano, e libertà gli diede.
- O mio Frontin (gli disse), s'a me stesse
di dare a' merti tuoi degna mercede,
avresti a quel destrier da invidiar poco,
che volò al cielo, e fra le stelle ha loco.

93
Cillaro, so, non fu, non fu Arione
di te miglior, né meritò più lode;
né alcun altro destrier di cui menzione
fatta da' Greci o da' Latini s'ode.
Se ti fur par ne l'altre parti buone,
di questa so ch'alcun di lor non gode,
di potersi vantar ch'avuto mai
abbia il pregio e l'onor che tu avuto hai;

94
poi ch'alla più che mai sia stata o sia
donna gentile e valorosa e bella
sì caro stato sei, che ti nutria,
e di sua man ti ponea freno e sella.
Caro eri alla mia donna: ah perché mia
la dirò più, se mia non è più quella?
s'io l'ho donata ad altri? Ohimè! che cesso
di volger questa spada ora in me stesso?

95
Se Ruggier qui s'affligge e si tormenta,
e le fere e gli augelli a pietà muove
(ch'altri non è che questi gridi senta
né vegga il pianto che nel sen gli piove),
non dovete pensar che più contenta
Bradamante in Parigi si ritrove,
poi che scusa non ha che la difenda,
o più l'indugi, che Leon non prenda.

96
Ella, prima ch'avere altro consorte
che 'l suo Ruggier, vuol far ciò che può farsi;
mancar del detto suo; Carlo e la corte,
i parenti e gli amici inimicarsi:
e quando altro non possa, al fin la morte
o col veneno o con la spada darsi;
che le par meglio assai non esser viva,
che, vivendo, restar di Ruggier priva.

97
- Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito?
Puote esser che tu sia tanto discosto,
che tu non abbi questo bando udito,
a nessun altro, fuor ch'a te, nascosto?
Se tu 'l sapesse, io so che comparito
nessun altro saria di te più tosto.
Misera me! ch'altro pensar mi deggio,
se non quel che pensar si possa peggio?

98
Come è, Ruggier, possibil che tu solo
non abbi quel che tutto il mondo ha inteso?
Se inteso l'hai, né sei venuto a volo,
come esser può che non sii morto o preso?
Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo
di Costantin t'avrà alcun laccio teso;
il traditor t'avrà chiusa la via,
acciò prima di lui tu qui non sia.

99
Da Carlo impetrai grazia, ch'a nessuno
men di me forte avessi ad esser data,
con credenza che tu fossi quell'uno
a cui star contra io non potessi armata.
Fuor che te solo, io non stimava alcuno:
ma de l'audacia mia m'ha Dio pagata;
poi che costui che mai più non fe' impresa
d'onore in vita sua, così m'ha presa.

100
Se però presa son per non avere
uccider lui né prenderlo potuto;
il che non mi par giusto; né al parere
mai son per star, ch'in questo ha Carlo avuto.
So ch'incostante io mi farò tenere,
se da quel c'ho già detto ora mi muto;
ma né la prima son né la sezzaia,
la qual paruta sia incostante, e paia.

101
Basti che nel servar fede al mio amante,
d'ogni scoglio più salda mi ritrovi,
e passi in questo di gran lunga quante
mai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi.
Che nel resto mi dichino incostante,
non curo, pur che l'incostanza giovi:
pur ch'io non sia di costui torre astretta,
volubil più che foglia anco sia detta. -

102
Queste parole ed altre, ch'interrotte
da sospiri e da pianti erano spesso,
seguì dicendo tutta quella notte
ch'all'infelice giorno venne appresso.
Ma poi che dentro alle cimerie grotte
con l'ombre sue Notturno fu rimesso,
il ciel, ch'eternamente avea voluto
farla di Ruggier moglie, le diè aiuto.

103
Fe' la mattina la donzella altiera
Marfisa inanzi a Carlo comparire,
dicendo ch'al fratel suo Ruggier era
fatto gran torto, e nol volea patire,
che gli fosse levata la mogliera,
né pure una parola gliene dire:
e contra chi si vuol di provar toglie,
che Bradamante di Ruggiero è moglie.

104
E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole,
quando pur di negarlo fosse ardita,
ch'in sua presenza ella ha quelle parole
dette a Ruggier, che fa chi si marita;
e con la cerimonia che si suole,
già sì tra lor la cosa è stabilita,
che più di sé non possono disporre,
né l'un l'altro lasciar, per altri torre.

105
Marfisa, o 'l vero o 'l falso che dicesse,
pur lo dicea, ben credo con pensiero,
perché Leon più tosto interrompesse
a dritto e a torto, che per dire il vero,
e che di volontade lo facesse
di Bradamante, che a riaver Ruggiero
ed escluder Leon, né la più onesta
né la più breve via vedea di questa.

106
Turbato il re di questa cosa molto,
Bradamante chiamar fa immantinente;
e quanto di provar Marfisa ha tolto,
le fa sapere, ed ecci Amon presente.
Tien Bradamante chino a terra il volto,
e confusa non niega né consente,
in guisa che comprender di leggiero
si può che Marfisa abbia detto il vero.

107
Piace a Rinaldo, e piace a quel d'Anglante
tal cosa udir, ch'esser potrà cagione
che 'l parentado non andrà più inante,
che già conchiuso aver credea Leone;
e pur Ruggier la bella Bradamante
mal grado avrà de l'ostinato Amone;
e potran senza lite, e senza trarla
di man per forza al padre, a Ruggier darla.

108
Che se tra lor queste parole stanno,
la cosa è ferma, e non andrà per terra,
così atterràn quel che promesso gli hanno,
più onestamente e senza nuova guerra.
- Questo è (diceva Amon), questo è un inganno
contra me ordito: ma 'l pensier vostro erra;
ch'ancor che fosse ver quanto voi finto
tra voi v'avete, io non son però vinto.

109
Che prosupposto (che né ancor confesso,
né vo' credere ancor) ch'abbia costei
scioccamente a Ruggier così promesso,
come voi dite, e Ruggiero abbia a lei;
quando e dove fu questo? che più espresso,
più chiaro e piano intenderlo vorrei.
Stato so che non è, se non è stato
prima che Ruggier fosse battezzato.

110
Ma se gli è stato inanzi che cristiano
fosse Ruggier, non vo' che me ne caglia;
ch'essendo ella fedele, egli pagano,
non crederò che 'l matrimonio vaglia.
Non si debbe per questo essere invano
posto al risco Leon de la battaglia;
né il nostro imperator credo vogli anco
venir del detto suo per questo manco.

111
Quel ch'or mi dite, era da dirmi quando
era intera la cosa, né ancor fatto
a prieghi costei Carlo avea il bando
che qui Leone alla battaglia ha tratto. -
Così contra Rinaldo e contra Orlando
Amon dicea, per rompere il contratto
fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire,
né per l'un né per l'altro volea dire.

112
Come si senton, s'austro o borea spira,
per l'alte selve murmurar le fronde;
o come soglion, s'Eolo s'adira
contra Nettunno, al lito fremer l'onde:
così un rumor che corre e che s'aggira,
e che per tutta Francia si difonde,
di questo dà da dire e da udir tanto,
ch'ogni altra cosa è muta in ogni canto.

113
Chi parla per Ruggier, chi per Leone;
ma la più parte è con Ruggiero in lega:
son dieci e più per un che n'abbia Amone.
L'imperator né qua né là si piega;
ma la causa rimette alla ragione,
ed al suo parlamento la delega.
Or vien Marfisa, poi ch'è diferito
lo sponsalizio, e pon nuovo partito;

114
e dice: - Con ciò sia ch'esser non possa
d'altri costei, fin che 'l fratel mio vive;
se Leon la vuol pur, suo ardire e possa
adopri sì, che lui di vita prive:
e chi manda di lor l'altro alla fossa,
senza rivale al suo contento arrive. -
Tosto Carlo a Leon fa intender questo,
come anco intender gli avea fatto il resto.

115
Leon che, quando seco il cavalliero
del liocorno sia, si tien sicuro
di riportar vittoria di Ruggiero,
né gli abbia alcun assunto a parer duro;
non sappiendo che l'abbia il dolor fiero
tratto nel bosco solitario e oscuro,
ma che, per tornar tosto, uno o due miglia
sia andato a spasso, il mal partito piglia.

116
Ben se ne pente in breve; che colui
del qual più del dover si promettea,
non comparve quel dì, né gli altri dui
che lo seguir, né nuova se n'avea;
e tor questa battaglia senza lui
contra Ruggier, sicur non gli parea:
mandò, per schivar dunque danno e scorno,
per trovar il guerrier dal liocorno.

117
Per cittadi mandò, ville e castella,
d'appresso e da lontan, per ritrovarlo;
né contento di questo, montò in sella
egli in persona, e si pose a cercarlo.
Ma non n'avrebbe avuto già novella,
né l'avria avuta uom di quei di Carlo,
se non era Melissa che fe' quanto
mi serbo a farvi udir ne l'altro canto.

CANTO QUARANTASEIESIMO

1
Or, se mi mostra la mia carta il vero,
non è lontano a discoprirsi il porto;
sì che nel lito i voti scioglier spero
a chi nel mar per tanta via m'ha scorto;
ove, o di non tornar col legno intero,
o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto.
Ma mi par di veder, ma veggo certo,
veggo la terra, e veggo il lito aperto.

2
Sento venir per allegrezza un tuono
che fremer l'aria e rimbombar fa l'onde:
odo di squille, odo di trombe un suono
che l'alto popular grido confonde.
Or comincio a discernere chi sono
questi che empion del porto ambe le sponde.
Par che tutti s'allegrino ch'io sia
venuto a fin di così lunga via.

3
Oh di che belle e sagge donne veggio,
oh di che cavallieri il lito adorno!
Oh di ch'amici, a chi in eterno deggio
per la letizia c'han del mio ritorno!
Mamma e Ginevra e l'altre da Correggio
veggo del molo in su l'estremo corno:
Veronica da Gambera è con loro,
sì grata a Febo e al santo aonio coro.

4
Veggo un'altra Genevra, pur uscita
del medesmo sangue, e Iulia seco;
veggo Ippolita Sforza, e la notrita
Damigella rivulzia al sacro speco:
veggo te, Emilia Pia, te, Margherita,
ch'Angela Borgia e Graziosa hai teco.
Con Ricciarda da Este ecco le belle
Bianca e Diana, e l'altre lor sorelle.

5
Ecco la bella, ma più saggia e onesta,
Barbara Turca, e la compagna è Laura:
non vede il sol di più bontà di questa
coppia da l'Indo all'estrema onda maura.
Ecco Genevra che la Malatesta
casa col suo valor sì ingemma e inaura,
che mai palagi imperiali o regi
non ebbon più onorati e degni fregi.

6
S'a quella etade ella in Arimino era,
quando superbo de la Gallia doma
Cesar fu in dubbio, s'oltre alla riviera
dovea passando inimicarsi Roma;
crederò che piegata ogni bandiera,
e scarca di trofei la ricca soma,
tolto avria leggi e patti a voglia d'essa,
né forse mai la libertade oppressa.

7
Del mio signor di Bozolo la moglie,
la madre, le sirocchie e le cugine,
e le Torelle con le Bentivoglie,
e le Visconte e le Palavigine;
ecco qui a quante oggi ne sono, toglie,
e a quante o greche o barbere o latine
ne furon mai, di quai la fama s'oda,
di grazia e di beltà la prima loda,

8
Iulia Gonzaga, che dovunque il piede
volge, e dovunque i sereni occhi gira,
non pur ogn'altra di beltà le cede,
ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira.
La cognata è con lei, che di sua fede
non mosse mai, perché l'avesse in ira
Fortuna che le fe' lungo contrasto.
Ecco Anna d'Aragon, luce del Vasto;

9
Anna, bella, gentil, cortese e saggia,
di castità, di fede e d'amor tempio.
La sorella è con lei, ch'ove ne irraggia
l'alta beltà, ne pate ogn'altra scempio.
Ecco chi tolto ha da la scura spiaggia
di Stige, e fa con non più visto esempio,
mal grado de le Parche e de la Morte,
splender nel ciel l'invitto suo consorte.

10
Le Ferrarese mie qui sono, e quelle
de la corte d'Urbino; e riconosco
quelle di Mantua, e quante donne belle
ha Lombardia, quante il paese tosco.
Il cavallier che tra lor viene, e ch'elle
onoran sì, s'io non ho l'occhio losco,
da la luce offuscato de' bei volti,
è 'l gran lume aretin, l'Unico Accolti.

11
Benedetto, il nipote, ecco là veggio,
c'ha purpureo il capel, purpureo il manto,
col cardinal di Mantua e col Campeggio,
gloria e splendor del consistorio santo:
e ciascun d'essi noto (o ch'io vaneggio)
al viso e ai gesti rallegrarsi tanto
del mio ritorno, che non facil parmi
ch'io possa mai di tanto obligo trarmi.

12
Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei,
e Paulo Pansa e 'l Dresino e Latino
Iuvenal parmi, e i Capilupi miei,
e 'l Sasso e 'l Molza e Florian Montino;
e quel che per guidarci ai rivi ascrei
mostra piano e più breve altro camino,
Iulio Camillo; e par ch'anco io ci scerna,
Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna.

13
Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese:
oh dotta compagnia che seco mena!
Fedro, Capella, Porzio, il bolognese
Filippo, il Volterano, il Madalena,
Blosio, Pierio, il Vida cremonese,
d'alta facondia inessicabil vena,
e Lascari e Mussuro e Navagero,
e Andrea Marone e 'l monaco Severo.

14
Ecco altri duo Alessandri in quel drappello,
dagli Orologi l'un, l'altro il Guarino.
Ecco Mario d'Olvito, ecco il flagello
de' principi, il divin Pietro Aretino.
Duo Ieronimi veggo, l'uno è quello
di Veritade, e l'altro il Cittadino.
Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno,
il Pannizzato, e Celio e il Teocreno.

15
Là Bernardo Capel, là veggo Pietro
Bembo, che 'l puro e dolce idioma nostro,
levato fuor del volgare uso tetro,
quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro.
Guasparro Obizi è quel che gli vien dietro,
ch'ammira e osserva il sì ben speso inchiostro.
Io veggo il Fracastorio, il Bevazano,
Trifon Gabriele, e il Tasso più lontano.

16
Veggo Nicolò Tiepoli, e con esso
Nicolò Amanio in me affissar le ciglia;
Anton Fulgoso ch'a vedermi appresso
al lito mostra gaudio e maraviglia.
Il mio Valerio è quel che là s'è messo
fuor de le donne; e forse si consiglia
col Barignan c'ha seco, come, offeso
sempre da lor, non ne sia sempre acceso.

17
Veggo sublimi e soprumani ingegni
di sangue e d'amor giunti, il Pico e il Pio.
Colui che con lor viene, e da' più degni
ha tanto onor, mai più non conobbi io;
ma, se me ne fur dati veri segni,
è l'uom che di veder tanto desio,
Iacobo Sanazar, ch'alle Camene
lasciar fa i monti ed abitar l'arene.

18
Ecco il dotto, il fedele, il diligente
secretario Pistofilo, ch'insieme
con gli Acciaiuoli e con l'Angiar mio sente
piacer, che più del mar per me non teme.
Annibal Malaguzzo, il mio parente,
veggo con l'Adoardo, che gran speme
mi dà, ch'ancor del mio nativo nido
udir farà da Calpe agli Indi il grido.

19
Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festa
di rivedermi, e la fanno altri cento.
Veggo le donne e gli uomini di questa
mia ritornata ognun parer contento.
Dunque, a finir la breve via che resta,
non sia più indugio, or ch'ho propizio il vento;
e torniamo a Melissa, e con che aita
salvò, diciamo, al buon Ruggier la vita.

20
Questa Melissa, come so che detto
v'ho molte volte, avea sommo desire
che Bradamante con Ruggier di stretto
nodo s'avesse in matrimonio a unire;
e d'ambi il bene e il male avea sì a petto,
che d'ora in ora ne volea sentire.
Per questo spirti avea sempre per via,
che, quando andava l'un, l'altro venìa.

21
In preda del dolor tenace e forte
Ruggier tra le scure ombre vide posto,
il qual di non gustar d'alcuna sorte
mai più vivanda fermo era e disposto,
e col digiun si volea dar la morte:
ma fu l'aiuto di Melissa tosto;
che, del suo albergo uscita, la via tenne
ove in Leone ad incontrar si venne:

22
il qual mandato, l'uno a l'altro appresso,
sua gente avea per tutti i luoghi intorno;
e poscia era in persona andato anch'esso
per trovare il guerrier dal liocorno.
La saggia incantatrice, la qual messo
freno e sella a uno spirto avea quel giorno,
e l'avea sotto in forma di ronzino,
trovò questo figliuol di Costantino.

23
- Se de l'animo è tal la nobiltate,
qual fuor, signor (diss'ella), il viso mostra;
se la cortesia dentro e la bontade
ben corrisponde alla presenza vostra,
qualche conforto, qualche aiuto date
al miglior cavallier de l'età nostra;
che s'aiuto non ha tosto e conforto,
non è molto lontano a restar morto.

24
Il miglior cavallier, che spada a lato
e scudo in braccio mai portassi o porti;
il più bello e gentil ch'al mondo stato
mai sia di quanti ne son vivi o morti,
sol per un'alta cortesia c'ha usato,
sta per morir, se non ha chi 'l conforti.
Per Dio, signor, venite, e fate prova
s'allo suo scampo alcun consiglio giova. -

25
Ne l'animo a Leon subito cade
che 'l cavallier di chi costei ragiona,
sia quel che per trovar fa le contrade
cercare intorno, e cerca egli in persona;
sì ch'a lei dietro, che gli persuade
sì pietosa opra, in molta fretta sprona:
la qual lo trasse (e non fer gran camino)
ove alla morte era Ruggier vicino.

26
Lo ritrovar che senza cibo stato
era tre giorni, e in modo lasso e vinto,
ch'in piè a fatica si saria levato,
per ricader, se ben non fosse spinto.
Giacea disteso in terra tutto armato,
con l'elmo in testa, e de la spada cinto;
e guancial de lo scudo s'avea fatto,
in che 'l bianco liocorno era ritratto.

27
Quivi pensando quanta ingiuria egli abbia
fatto alla donna, e quanto ingrato e quanto
isconoscente le sia stato, arrabbia,
non pur si duole; e se n'affligge tanto,
che si morde le man, morde le labbia,
sparge le guance di continuo pianto;
e per la fantasia che v'ha sì fissa,
né Leon venir sente né Melissa;

28
né per questo interrompe il suo lamento,
né cessano i sospir, né il pianto cessa.
Leon si ferma, e sta ad udire intento;
poi smonta del cavallo, e se gli appressa.
Amore esser cagion di quel tormento
conosce ben; ma la persona espressa
non gli è, per cui sostien tanto martire;
ch'anco Ruggier non glie l'ha fatto udire.

29
Più inanzi, e poi più inanzi i passi muta,
tanto che se gli accosta a faccia a faccia;
e con fraterno affetto lo saluta,
e se gli china a lato, e al collo abbraccia.
Io non so quanto ben questa venuta
di Leone improvisa a Ruggier piaccia;
che teme che lo turbi e gli dia noia,
e se gli voglia oppor, perché non muoia.

30
Leon con le più dolci e più soavi
parole che sa dir, con quel più amore
che può mostrar, gli dice: - Non ti gravi
d'aprirmi la cagion del tuo dolore;
che pochi mali al mondo son sì pravi,
che l'uomo trar non se ne possa fuore,
se la cagion si sa; né debbe privo
di speranza esser mai, fin che sia vivo.

31
Ben mi duol che celar t'abbi voluto
da me, che sai s'io ti son vero amico,
non sol dipoi ch'io ti son sì tenuto,
che mai dal nodo tuo non mi districo,
ma fin allora ch'avrei causa avuto
d'esserti sempre capital nimico;
e dèi sperar ch'io sia per darti aita
con l'aver, con gli amici e con la vita.

32
Di meco conferir non ti rincresca
il tuo dolore, e lasciami far prova,
se forza, se lusinga, acciò tu n'esca,
se gran tesor, s'arte, s'astuzia giova.
Poi, quando l'opra mia non ti riesca,
la morte sia ch'al fin te ne rimuova:
ma non voler venir prima a quest'atto,
che ciò che si può far, non abbi fatto. -

33
E seguitò con sì efficaci prieghi,
e con parlar sì umano e sì benigno,
che non può far Ruggier che non si pieghi;
che né di ferro ha il cor né di macigno,
e vede, quando la risposta nieghi,
che farà discortese atto e maligno.
Risponde; ma due volte o tre s'incocca
prima il parlar, ch'uscir voglia di bocca.

34
- Signor mio (disse al fin), quando saprai
colui ch'io son (che son per dirtel ora),
mi rendo certo che di me sarai
non men contento, e forse più, ch'io muora.
Sappi ch'io son colui che sì in odio hai:
io son Ruggier ch'ebbi te in odio ancora;
e che con intenzion di porti a morte,
già son più giorni, usci' di questa corte;

35
acciò per te non mi vedessi tolta
Bradamante, sentendo esser d'Amone
la voluntade a tuo favor rivolta.
Ma perché ordina l'uomo, e Dio dispone,
venne il bisogno ove mi fe' la molta
tua cortesia mutar d'opinione;
e non pur l'odio ch'io t'avea, deposi,
ma fe' ch'esser tuo sempre io mi disposi.

36
Tu mi pregasti, non sapendo ch'io
fossi Ruggier, ch'io ti facessi avere
la donna; ch'altretanto saria il mio
cor fuor del corpo, o l'anima volere.
Se sodisfar più tosto al tuo disio,
ch'al mio, ho voluto, t'ho fatto vedere.
Tua fatta è Bradamante; abbila in pace:
molto più che 'l mio bene, il tuo mi piace.

37
Piaccia a te ancora, se privo di lei
mi son, ch'insieme io sia di vita privo;
che più tosto senz'anima potrei,
che senza Bradamante restar vivo.
Appresso, per averla tu non sei
mai legitimamente, fin ch'io vivo:
che tra noi sposalizio è già contratto,
né duo mariti ella può avere a un tratto. -

38
Riman Leon sì pien di maraviglia,
quando Ruggiero esser costui gli è noto,
che senza muover bocca o batter ciglia
o mutar piè, come una statua, è immoto:
a statua, più ch'ad uomo, s'assimiglia,
che ne le chiese alcun metta per voto.
Ben sì gran cortesia questa gli pare,
che non ha avuto e non avrà mai pare.

39
E conosciutol per Ruggier, non solo
non scema il ben che gli voleva pria;
ma sì l'accresce, che non men del duolo
di Ruggiero egli, che Ruggier, patia.
Per questo, e per mostrarsi che figliuolo
d'imperator meritamente sia,
non vuol, se ben nel resto a Ruggier cede,
ch'in cortesia gli metta inanzi il piede.

40
E dice: - Se quel dì, Ruggier, ch'offeso
fu il campo mio dal valor tuo stupendo,
ancor ch'io t'avea in odio, avessi inteso
che tu fossi Ruggier, come ora intendo;
così la tua virtù m'avrebbe preso,
come fece anco allor, non lo sapendo;
e così spinto dal cor l'odio, e tosto
questo amor ch'io ti porto, v'avria posto.

41
Che prima il nome di Ruggiero odiassi,
ch'io sapessi che tu fosse Ruggiero,
non negherò: ma ch'or più inanzi passi
l'odio ch'io t'ebbi, t'esca del pensiero.
E se, quando di carcere io ti trassi,
n'avesse, come or n'ho, saputo il vero;
il medesimo avrei fatto anco allora,
ch'a benefizio tuo son per far ora.

42
E s'allor volentier fatto l'avrei,
ch'io non t'era, come or sono, obligato;
quant'or più farlo debbo, che sarei,
non lo facendo, il più d'ogn'altro ingrato;
poi che negando il tuo voler, ti sei
privo d'ogni tuo bene, e a me l'hai dato.
Ma te lo rendo, e più contento sono
renderlo a te, ch'aver io avuto il dono.

43
Molto più a te, ch'a me, costei conviensi,
la qual, ben ch'io per li suoi merit'ami,
non è però, s'altri l'avrà, ch'io pensi,
come tu, al viver mio romper li stami.
Non vo' che la tua morte mi dispensi,
che possi, sciolto ch'ella avrà i legami
che son del matrimonio ora fra voi,
per legitima moglie averla io poi.

44
Non che di lei, ma restar privo voglio
di ciò c'ho al mondo, e de la vita appresso,
prima che s'oda mai ch'abbia cordoglio
per mia cagion tal cavalliero oppresso.
De la tua difidenza ben mi doglio;
che tu che puoi, non men che di te stesso,
di me dispor, più tosto abbi voluto
morir di duol, che da me avere aiuto. -

45
Queste parole ed altre suggiungendo,
che tutte saria lungo riferire,
e sempre le ragion redarguendo,
ch'in contrario Ruggier gli potea dire;
fe' tanto, ch'al fin disse: - Io mi ti rendo,
e contento sarò di non morire.
Ma quando ti sciorrò l'obligo mai,
ché due volte la vita dato m'hai? -

46
Cibo soave e precioso vino
Melissa ivi portar fece in un tratto;
e confortò Ruggier, ch'era vicino,
non s'aiutando, a rimaner disfatto.
Sentito in questo tempo avea Frontino
cavalli quivi, e v'era accorso ratto.
Leon pigliar da li scudieri suoi
lo fe' e sellare, ed a Ruggier dar poi;

47
il qual con gran fatica, ancor ch'aiuto
avesse da Leon, sopra vi salse:
così quel vigor manco era venuto,
che pochi giorni inanzi in modo valse,
che vincer tutto un campo avea potuto,
e far quel che fe' poi con l'arme false.
Quindi partiti, giunser, che più via
non fer di mezza lega, a una badia:

48
ove posaro il resto di quel giorno,
e l'altro appresso, e l'altro tutto intero,
tanto che 'l cavallier dal liocorno
tornato fu nel suo vigor primiero.
Poi con Melissa e con Leon ritorno
alla città real fece Ruggiero,
e vi trovò che la passata sera
l'imbasciaria de' Bulgari giunt'era.

49
Che quella nazion, la qual s'avea
Ruggiero eletto re, quivi a chiamarlo
mandava questi suoi, che si credea
d'averlo in Francia appresso al magno Carlo:
perché giurargli fedeltà volea,
e dar di sé dominio, e coronarlo.
Lo scudier di Ruggier, che si ritrova
con questa gente, ha di lui dato nuova.

50
De la battaglia ha detto, ch'in favore
de' Bulgari a Belgrado egli avea fatta,
ove Leon col padre imperatore
vinto, e sua gente avea morta e disfatta;
e per questo l'avean fatto signore,
messo da parte ogni uomo di sua schiatta:
e come a Novengrado era poi stato
preso da Ungiardo, e a Teodora dato:

51
e che venuta era la nuova certa,
che 'l suo guardian s'era trovato ucciso,
e lui fuggito, e la prigione aperta:
che poi ne fosse, non v'era altro avviso.
Entrò Ruggier per via molto coperta
ne la città, né fu veduto in viso.
La seguente mattina egli e 'l compagno
Leone appresentossi a Carlo Magno.

52
S'appresentò Ruggier con l'augel d'oro
che nel campo vermiglio avea due teste,
e come disegnato era fra loro,
con le medesme insegne e sopraveste
che, come dianzi ne la pugna foro,
eran tagliate ancor, forate e peste;
sì che tosto per quel fu conosciuto,
ch'avea con Bradamante combattuto.

53
Con ricche vesti e regalmente ornato
Leon senz'arme a par con lui venìa;
e dinanzi e di dietro e d'ogni lato
avea onorata e degna compagnia.
A Carlo s'inchinò, che già levato
se gli era incontra; e avendo tuttavia
Ruggier per man, nel qual intente e fisse
ognuno avea le luci, così disse:

54
- Questo è il buon cavalliero il qual difeso
s'è dal nascer del giorno al giorno estinto;
e poi che Bradamante o morto o preso
o fuor non l'ha de lo steccato spinto,
magnanimo signor, se bene inteso
ha il vostro bando, è certo d'aver vinto,
e d'aver lei per moglie guadagnata;
e così viene, acciò che gli sia data.

55
Oltre che di ragion, per lo tenore
del bando, non v'ha altr'uom da far disegno:
se s'ha da meritarla per valore,
qual cavallier più di costui n'è degno?
s'aver la dee chi più le porta amore,
non è chi 'l passi o ch'arrivi al suo segno.
Ed è qui presto contra a chi s'oppone,
per difender con l'arme sua ragione. -

56
Carlo e tutta la corte stupefatta,
questo udendo, restò; ch'avea creduto
che Leon la battaglia avesse fatta,
non questo cavallier non conosciuto.
Marfisa, che con gli altri quivi tratta
s'era ad udire, e ch'a pena potuto
avea tacer fin che Leon finisse
il suo parlar, si fece inanzi e disse:

57
- Poi che non c'è Ruggier, che la contesa
de la moglier fra sé e costui discioglia;
acciò per mancamento di difesa
così senza rumor non se gli toglia,
io che gli son sorella, questa impresa
piglio contra a ciascun, sia chi si voglia,
che dica aver ragione in Bradamante,
o di merto a Ruggiero andare inante. -

58
E con tant'ira e tanto sdegno espresse
questo parlar, che molti ebber sospetto,
che senza attender Carlo che le desse
campo, ella avesse a far quivi l'effetto.
Or non parve a Leon che più dovesse
Ruggier celarsi, e gli cavò l'elmetto;
e rivolto a Marfisa: - Ecco lui pronto
a rendervi di sé (disse) buon conto. -

59
Quale il canuto Egeo rimase, quando
si fu alla mensa scelerata accorto,
che quello era il suo figlio, al quale, instando
l'iniqua moglie, avea il veneno porto;
e poco più che fosse ito indugiando
di conoscer la spada, l'avria morto:
tal fu Marfisa, quando il cavalliero
ch'odiato avea, conobbe esser Ruggiero.

60
E corse senza indugio ad abbracciarlo,
né dispiccar se gli sapea dal collo.
Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlo
di qua e di là con grand'amor baciollo.
Né Dudon né Olivier d'accarezzarlo,
né 'l re Sobrin si può veder satollo.
Dei paladini e dei baron nessuno
di far festa a Ruggier restò digiuno.

61
Leone, il qual sapea molto ben dire,
finiti che si fur gli abbracciamenti,
cominciò inanzi a Carlo a riferire,
udendo tutti quei ch'eran presenti,
come la gagliardia, come l'ardire
(ancor che con gran danno di sue genti)
di Ruggier, ch'a Belgrado avea veduto,
più d'ogni offesa avea di sé potuto;

62
sì ch'essendo di poi preso e condutto
a colei ch'ogni strazio n'avria fatto,
di prigione egli, mal grado di tutto
il parentado suo, l'aveva tratto;
e come il buon Ruggier, per render frutto
e mercede a Leon del suo riscatto,
fe' l'alta cortesia che sempre a quante
ne furo o saran mai, passarà inante.

63
E seguendo narrò di punto in punto
ciò che per lui fatto Ruggiero avea;
e come poi da gran dolor compunto,

Book of the day: