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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

Part 11 out of 25

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Scorre Astolfo la terra in ogni lato,
dando via sempre al corno maggior fiato.

94
Chi scese al mare, e chi poggi su al monte,
e chi tra i boschi ad occultar si venne:
alcuna, senza mai volger la fronte,
fuggir per dieci d non si ritenne:
usc in tal punto alcuna fuor del ponte,
ch'in vita sua mai pi non vi rivenne.
Sgombraro in modo e piazze e templi e case,
che quasi vota la citt rimase.

95
Marfisa e 'l bon Guidone e i duo fratelli
e Sansonetto, pallidi e tremanti,
fuggiano inverso il mare, e dietro a quelli
fuggian i marinari e i mercatanti;
ove Aleria trovar, che, fra i castelli,
loro avea un legno apparecchiato inanti.
Quindi, poi ch'in gran fretta li raccolse,
di i remi all'acqua ed ogni vela sciolse.

96
Dentro e d'intorno il duca la cittade
avea scorsa dai colli insino all'onde;
fatto avea vote rimaner le strade:
ognun lo fugge, ognun se gli nasconde.
Molte trovate fur, che per viltade
s'eran gittate in parti oscure e immonde;
e molte, non sappiendo ove s'andare,
messesi a nuoto ed affogate in mare.

97
Per trovare i compagni il duca viene,
che si credea di riveder sul molo.
Si volge intorno, e le deserte arene
guarda per tutto, e non v'appare un solo.
Leva pi gli occhi, e in alto a vele piene
da s lontani andar li vede a volo:
s che gli convien fare altro disegno
al suo camin, poi che partito il legno.

98
Lasciamolo andar pur - n vi rincresca
che tanta strada far debba soletto
per terra d'infedeli e barbaresca,
dove mai non si va senza sospetto:
non periglio alcuno, onde non esca
con quel suo corno, e n'ha mostrato effetto; -
e dei compagni suoi pigliamo cura,
ch'al mar fuggian tremando di paura.

99
A piena vela si cacciaron lunge
da la crudele e sanguinosa spiaggia:
e poi che di gran lunga non li giunge
l'orribil suon ch'a spaventar pi gli aggia,
insolita vergogna s gli punge,
che, com'un fuoco, a tutti il viso raggia.
L'un non ardisce a mirar l'altro, e stassi
tristo, senza parlar, con gli occhi bassi.

100
Passa il nocchiero, al suo viaggio intento,
e Cipro e Rodi, e gi per l'onda egea
da s vede fuggire isole cento
col periglioso capo di Malea;
e con propizio ed immutabil vento
asconder vede la greca Morea;
volta Sicilia, e per lo mar Tirreno
costeggia de l'Italia il lito ameno:

101
e sopra Luna ultimamente sorse,
dove lasciato avea la sua famiglia.
Dio ringraziando che 'l pelago corse
senza pi danno, il noto lito piglia.
Quindi un nochier trovar per Francia sciorse,
il qual di venir seco li consiglia:
e nel suo legno ancor quel d montaro,
ed a Marsilia in breve si trovaro.

102
Quivi non era Bradamante allora,
ch'aver solea governo del paese;
che se vi fosse, a far seco dimora
gli avria sforzati con parlar cortese.
Sceser nel lito, e la medesima ora
dai quattro cavallier congedo prese
Marfisa, e da la donna del Selvaggio;
e pigli alla ventura il suo viaggio,

103
dicendo che lodevole non era
ch'andasser tanti cavallieri insieme:
che gli storni e i colombi vanno in schiera,
i daini e i cervi e ogn'animal che teme;
ma l'audace falcon, l'aquila altiera,
che ne l'aiuto altrui non metton speme
orsi, tigri, leon, soli ne vanno;
che di pi forza alcun timor non hanno.

104
Nessun degli altri fu di quel pensiero;
s ch'a lei sola tocc a far partita.
Per mezzo i boschi e per strano sentiero
dunque ella se n'and sola e romita.
Grifone il bianco ed Aquilante il nero
pigliar con gli altri duo la via pi trita,
e giunsero a un castello il d seguente,
dove albergati fur cortesemente.

105
Cortesemente dico in apparenza,
ma tosto vi sentir contrario effetto;
che 'l signor del castel, benivolenza
fingendo e cortesia, lor d ricetto:
e poi la notte, che sicuri senza
timor dormian, gli fe' pigliar nel letto;
n prima li lasci, che d'osservare
una costuma ria li fe' giurare.

106
Ma vo' seguir la bellicosa donna,
prima, Signor, che di costor pi dica.
Pass Druenza, il Rodano e la Sonna,
e venne a pi d'una montagna aprica.
Quivi lungo un torrente, in negra gonna
vide venire una femina antica,
che stanca e lassa era di lunga via,
ma via pi afflitta di malenconia.

107
Questa la vecchia che solea servire
ai malandrin nel cavernoso monte,
l dove alta giustizia fe' venire
e dar lor morte il paladino conte.
La vecchia, che timore ha di morire
per le cagion che poi vi saran conte,
gi molti d va per via oscura e fosca,
fuggendo ritrovar chi la conosca.

108
Quivi d'estrano cavallier sembianza
l'ebbe Marfisa all'abito e all'arnese;
e perci non fugg, com'avea usanza
fuggir dagli altri ch'eran del paese;
anzi con sicurezza e con baldanza
si ferm al guado, e di lontan l'attese:
al guado del torrente, ove trovolla,
la vecchia le usc incontra e salutolla.

109
Poi la preg che seco oltr'a quell'acque
ne l'altra ripa in groppa la portasse.
Marfisa che gentil fu da che nacque,
di l dal fiumicel seco la trasse;
e portarla anch'un pezzo non le spiacque,
fin ch'a miglior camin la ritornasse,
fuor d'un gran fango; e al fin di quel sentiero
si videro all'incontro un cavalliero.

110
Il cavallier su ben guernita sella,
di lucide arme e di bei panni ornato,
verso il fiume vena da una donzella
e da un solo scudiero accompagnato.
La donna ch'avea seco era assai bella,
ma d'altiero sembiante e poco grato,
tutta d'orgoglio e di fastidio piena,
del cavallier ben degna che la mena.

111
Pinabello, un de' conti maganzesi,
era quel cavallier ch'ella avea seco;
quel medesmo che dianzi a pochi mesi
Bradamante gitt nel cavo speco.
Quei sospir, quei singulti cos accesi,
quel pianto che lo fe' gi quasi cieco,
tutto fu per costei ch'or seco avea,
che 'l negromante allor gli ritenea.

112
Ma poi che fu levato di sul colle
l'incantato castel del vecchio Atlante,
e che pot ciascuno ire ove volle,
per opra e per virt di Bradamante;
costei, ch'agli disii facile e molle
di Pinabel sempre era stata inante,
si torn a lui, ed in sua compagnia
da un castello ad un altro or se ne ga.

113
E s come vezzosa era e mal usa,
quando vide la vecchia di Marfisa,
non si pot tenere a bocca chiusa
di non la motteggiar con beffe e risa.
Marfisa altiera, appresso a cui non s'usa
sentirsi oltraggio in qualsivoglia guisa,
rispose d'ira accesa alla donzella,
che di lei quella vecchia era pi bella;

114
e ch'al suo cavallier volea provallo,
con patto di poi torre a lei la gonna
e il palafren ch'avea, se da cavallo
gittava il cavallier di ch'era donna.
Pinabel che faria, tacendo, fallo,
di risponder con l'arme non assonna:
piglia lo scudo e l'asta, e il destrier gira,
poi vien Marfisa a ritrovar con ira.

115
Marfisa incontra una gran lancia afferra,
e ne la vista a Pinabel l'arresta,
e s stordito lo riversa in terra,
che tarda un'ora a rilevar la testa.
Marfisa vincitrice de la guerra,
fe' trarre a quella giovane la vesta,
ed ogn'altro ornamento le fe' porre,
e ne fe' il tutto alla sua vecchia torre:

116
e di quel giovenile abito volse
che si vestisse e se n'ornasse tutta;
e fe' che 'l palafreno anco si tolse,
che la giovane avea quivi condutta.
Indi al preso camin con lei si volse,
che quant'era pi ornata, era pi brutta.
Tre giorni se n'andar per lunga strada,
senza far cosa onde a parlar m'accada.

117
Il quarto giorno un cavallier trovaro,
che vena in fretta galoppando solo.
Se di saper chi sia forse v' caro,
dicovi ch' Zerbin, di re figliuolo,
di virt esempio e di bellezza raro,
che se stesso rodea d'ira e di duolo
di non aver potuto far vendetta
d'un che gli avea gran cortesia interdetta.

118
Zerbino indarno per la selva corse
dietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio;
ma s a tempo colui seppe via torse,
s seppe nel fuggir prender vantaggio,
s il bosco e s una nebbia lo soccorse,
ch'avea offuscato il matutino raggio,
che di man di Zerbin si lev netto,
fin che l'ira e il furor gli usc del petto.

119
Non pot, ancor che Zerbin fosse irato,
tener, vedendo quella vecchia, il riso;
che gli parea dal giovenile ornato
troppo diverso il brutto antiquo viso;
ed a Marfisa, che le vena a lato,
disse: - Guerrier, tu sei pien d'ogni aviso,
che damigella di tal sorte guidi,
che non temi trovar chi te la invidi.

120
Avea la donna (se la crespa buccia
pu darne indicio) pi de la Sibilla,
e parea, cos ornata, una bertuccia,
quando per muover riso alcun vestilla;
ed or pi brutta par, che si coruccia,
e che dagli occhi l'ira le sfavilla:
ch'a donna non si fa maggior dispetto,
che quando o vecchia o brutta le vien detto.

121
Mostr turbarse l'inclita donzella,
per prenderne piacer, come si prese;
e rispose a Zerbin: - Mia donna bella,
per Dio, via pi che tu non sei cortese;
come ch'io creda che la tua favella
da quel che sente l'animo non scese:
tu fingi non conoscer sua beltade,
per escusar la tua somma viltade.

122
E chi saria quel cavallier, che questa
s giovane e s bella ritrovasse
senza pi compagnia ne la foresta,
e che di farla sua non si provasse? -
- S ben (disse Zerbin) teco s'assesta,
che saria mal ch'alcun te la levasse;
ed io per me non son cos indiscreto,
che te ne privi mai; stanne pur lieto.

123
S'in altro conto aver vuoi a far meco,
di quel ch'io vaglio son per farti mostra;
ma per costei non mi tener s cieco,
che solamente far voglia una giostra.
O brutta o bella sia, restisi teco:
non vo' partir tanta amicizia vostra.
Ben vi ste accoppiati: io giurerei,
com'ella bella, tu gagliardo sei. -

124
Suggiunse a lui Marfisa: - Al tuo dispetto
di levarmi costei provar convienti.
Non vo' patir ch'un s leggiadro aspetto
abbi veduto, e guadagnar nol tenti. -
Rispose a lei Zerbin - Non so a ch'effetto
l'uom si metta a periglio e si tormenti,
per riportarne una vittoria, poi,
che giovi al vinto, e al vincitore annoi. -

125
- Se non ti par questo partito buono,
te ne do un altro, e ricusar nol dei
(disse a Zerbin Marfisa): che s'io sono
vinto da te, m'abbia a restar costei;
ma s'io te vinco, a forza te la dono.
Dunque provian chi de' star senza lei:
se perdi, converr che tu le faccia
compagnia sempre, ovunque andar le piaccia. -

126
- E cos sia, - Zerbin rispose; e volse
a pigliar campo subito il cavallo.
Si lev su le staffe e si raccolse
fermo in arcione, e per non dare in fallo,
lo scudo in mezzo alla donzella colse;
ma parve urtasse un monte di metallo:
ed ella in guisa a lui tocc l'elmetto,
che stordito il mand di sella netto.

127
Troppo spiacque a Zerbin l'esser caduto,
ch'in altro scontro mai pi non gli avvenne,
e n'avea mille e mille egli abbattuto;
ed a perpetuo scorno se lo tenne.
Stette per lungo spazio in terra muto;
e pi gli dolse poi che gli sovenne
ch'avea promesso e che gli convenia
aver la brutta vecchia in compagnia.

128
Tornando a lui la vincitrice in sella,
disse ridendo: - Questa t'appresento;
e quanto pi la veggio e grata e bella,
tanto, ch'ella sia tua, pi mi contento.
Or tu in mio loco sei campion di quella;
ma la tua f non se ne porti il vento,
che per sua guida e scorta tu non vada
(come hai promesso) ovunque andar l'aggrada. -

129
Senza aspettar risposta urta il destriero
per la foresta, e subito s'imbosca.
Zerbin, che la stimava un cavalliero,
dice alla vecchia: - Fa ch'io lo conosca. -
Ed ella non gli tiene ascoso il vero,
onde sa che lo 'ncende e che l'attosca:
- Il colpo fu di man d'una donzella,
che t'ha fatto votar (disse) la sella.

130
Per suo valor costei debitamente
usurpa a' cavallieri e scudo e lancia;
e venuta pur dianzi d'Oriente
per assaggiare i paladin di Francia. -
Zerbin di questo tal vergogna sente,
che non pur tinge di rossor la guancia,
ma rest poco di non farsi rosso
seco ogni pezzo d'arme ch'avea indosso.

131
Monta a cavallo, e se stesso rampogna
che non seppe tener strette le cosce.
Tra s la vecchia ne sorride, e agogna
di stimularlo e di pi dargli angosce.
Gli ricorda ch'andar seco bisogna:
e Zerbin, ch'ubligato si conosce,
l'orecchie abbassa, come vinto e stanco
destrier c'ha in bocca il fren, gli sproni al fianco.

132
E sospirando: - Ohim, Fortuna fella
(dicea), che cambio questo che tu fai?
Colei che fu sopra le belle bella,
ch'esser meco dovea, levata m'hai.
Ti par ch'in luogo ed in ristor di quella
si debba por costei ch'ora mi dai?
Stare in danno del tutto era men male,
che fare un cambio tanto diseguale.

133
Colei che di bellezze e di virtuti
unqua non ebbe e non avr mai pare,
sommersa e rotta tra gli scogli acuti
hai data ai pesci ed agli augei del mare;
e costei che dovria gi aver pasciuti
sotterra i vermi, hai tolta a perservare
dieci o venti anni pi che non devevi,
per dar pi peso agli mie' affanni grevi. -

134
Zerbin cos parlava; n men tristo
in parole e in sembianti esser parea
di questo nuovo suo s odioso acquisto,
che de la donna che perduta avea.
La vecchia, ancor che non avesse visto
mai pi Zerbin, per quel ch'ora dicea,
s'avvide esser colui di che notizia
le diede gi Issabella di Galizia.

135
Se 'l vi ricorda quel ch'avete udito,
costei da la spelonca ne veniva,
dove Issabella, che d'amor ferito
Zerbino avea, fu molti d captiva.
Pi volte ella le avea gi riferito
come lasciasse la paterna riva,
e come rotta in mar da la procella,
si salvasse alla spiaggia di Rocella.

136
E s spesso dipinto di Zerbino
le avea il bel viso e le fattezze conte,
ch'ora udendol parlare, e pi vicino
gli occhi alzandogli meglio ne la fronte,
vide esser quel per cui sempre meschino
fu d'Issabella il cor nel cavo monte;
che di non veder lui pi si lagnava,
che d'esser fatta ai malandrini schiava.

137
La vecchia, dando alle parole udienza,
che con sdegno e con duol Zerbino versa,
s'avede ben ch'egli ha falsa credenza
che sia Issabella in mar rotta e sommersa:
e ben ch'ella del certo abbia scienza,
per non lo rallegrar, pur la perversa
quel che far lieto lo potria, gli tace,
e sol gli dice quel che gli dispiace.

138
- Odi tu (gli disse ella), tu che sei
cotanto altier, che s mi scherni e sprezzi,
se sapessi che nuova ho di costei
che morta piangi, mi faresti vezzi:
ma pi tosto che dirtelo, torrei
che mi strozzassi o fssi in mille pezzi;
dove, s'eri vr me pi mansueto,
forse aperto t'avrei questo secreto. -

139
Come il mastin che con furor s'aventa
adosso al ladro, ad achetarsi presto,
che quello o pane o cacio gli appresenta,
o che fa incanto appropriato a questo;
cos tosto Zerbino umil diventa,
e vien bramoso di sapere il resto,
che la vecchia gli accenna che di quella,
che morta piange, gli sa dir novella.

140
E volto a lei con pi piacevol faccia,
la supplica, la prega, la scongiura
per gli uomini, per Dio, che non gli taccia
quanto ne sappia, o buona o ria ventura.
- Cosa non udirai che pro ti faccia
(disse la vecchia pertinace e dura):
non Issabella, come credi, morta;
ma viva s, ch'a' morti invidia porta.

141
capitata in questi pochi giorni
che non n'udisti, in man di pi di venti;
s che, qualora anco in man tua ritorni,
ve' se sperar di corre il fior convienti. -
Ah vecchia maladetta, come adorni
la tua menzogna! e tu sai pur se menti.
Se ben in man de venti ell'era stata,
non l'avea alcun per mai violata.

142
Dove l'avea veduta domandolle
Zerbino, e quando, ma nulla n'invola;
che la vecchia ostinata pi non volle
a quel c'ha detto aggiungere parola.
Prima Zerbin le fece un parlar molle,
poi minacciolle di tagliar la gola:
ma tutto invan ci che minaccia e prega;
che non pu far parlar la brutta strega.

143
Lasci la lingua all'ultimo in riposo
Zerbin, poi che 'l parlar gli giov poco;
per quel ch'udito avea, tanto geloso,
che non trovava il cor nel petto loco;
d'Issabella trovar s disioso,
che saria per vederla ito nel fuoco:
ma non poteva andar pi che volesse
colei, poi ch'a Marfisa lo promesse.

144
E quindi per solingo e strano calle,
dove a lei piacque, fu Zerbin condotto;
n per o poggiar monte o scender valle,
mai si guardaro in faccia o si fer motto.
Ma poi ch'al mezzod volse le spalle
il vago sol, fu il lor silenzio rotto
da un cavallier che nel cammin scontraro.
Quel che segu, ne l'altro canto chiaro.

CANTO VENTUNESIMO

1
N fune intorto creder che stringa
soma cos, n cos legno chiodo,
come la f ch'una bella alma cinga
del suo tenace indissolubil nodo.
N dagli antiqui par che si dipinga
la santa F vestita in altro modo,
che d'un vel bianco che la cuopra tutta:
ch'un sol punto, un sol neo la pu far brutta.

2
La fede unqua non debbe esser corrotta,
o data a un solo, o data insieme a mille;
e cos in una selva, in una grotta,
lontan da le cittadi e da le ville,
come dinanzi a tribunali, in frotta
di testimon, di scritti e di postille,
senza giurare o segno altro pi espresso,
basti una volta che s'abbia promesso.

3
Quella serv, come servar si debbe
in ogni impresa, il cavallier Zerbino:
e quivi dimostr che conto n'ebbe,
quando si tolse dal proprio camino
per andar con costei, la qual gl'increbbe,
come s'avesse il morbo s vicino,
o pur la morte istessa; ma potea,
pi che 'l disio, quel che promesso avea.

4
Dissi di lui, che di vederla sotto
la sua condotta tanto al cor gli preme,
che n'arrabbia di duol, n le fa motto,
e vanno muti e taciturni insieme:
dissi che poi fu quel silenzio rotto,
ch'al mondo il sol mostr le ruote estreme,
da un cavalliero aventuroso errante,
ch'in mezzo del camin lor si fe' inante.

5
La vecchia che conobbe il cavalliero,
ch'era nomato Ermonide d'Olanda,
che per insegna ha ne lo scudo nero
attraversata una vermiglia banda,
posto l'orgoglio e quel sembiante altiero,
umilmente a Zerbin si raccomanda,
e gli ricorda quel ch'esso promise
alla guerriera ch'in sua man la mise.

6
Perch di lei nimico e di sua gente
era il guerrier che contra lor vena:
ucciso ad essa avea il padre innocente,
e un fratello che solo al mondo avia;
e tuttavolta far del rimanente,
come degli altri, il traditor disia.
- Fin ch'alla guardia tua, donna, mi senti
(dicea Zerbin), non vo' che tu paventi. -

7
Come pi presso il cavallier si specchia
in quella faccia che s in odio gli era:
- O di combatter meco t'apparecchia
(grid con voce minacciosa e fiera),
o lascia la difesa de la vecchia,
che di mia man secondo il merto pera.
Se combatti per lei, rimarrai morto;
che cos avviene a chi s'appiglia al torto. -

8
Zerbin cortesemente a lui risponde
che gli desir di bassa e mala sorte,
ed a cavalleria non corrisponde
che cerchi dare ad una donna morte:
se pur combatter vuol, non si nasconde;
ma che prima consideri ch'importe
ch'un cavallier, com'era egli, gentile,
voglia por man nel sangue feminile,

9
Queste gli disse e pi parole invano;
e fu bisogno al fin venire a' fatti.
Poi che preso a bastanza ebbon del piano,
tornarsi incontra a tutta briglia ratti.
Non van s presti i razzi fuor di mano,
ch'al tempo son de le allegrezze tratti,
come andaron veloci i duo destrieri
ad incontrare insieme i cavallieri.

10
Ermonide d'Olanda segn basso,
che per passare il destro fianco attese:
ma la sua debol lancia and in fracasso,
e poco il cavallier di Scozia offese.
Non fu gi l'altro colpo vano e casso:
roppe lo scudo, e s la spalla prese,
che la for da l'uno all'altro lato,
e riversar fe' Ermonide sul prato.

11
Zerbin che si pens d'averlo ucciso,
di piet vinto, scese in terra presto,
e lev l'elmo da lo smorto viso;
e quel guerrier, come dal sonno desto,
senza parlar guard Zerbino fiso;
e poi gli disse: - Non m' gi molesto
ch'io sia da te abbattuto, ch'ai sembianti
mostri esser fior de' cavallier erranti;

12
ma ben mi duol che questo per cagione
d'una femina perfida m'avviene,
a cui non so come tu sia campione,
che troppo al tuo valor si disconviene.
E quando tu sapessi la cagione
ch'a vendicarmi di costei mi mene,
avresti, ognor che rimembrassi, affanno
d'aver, per campar lei, fatto a me danno.

13
E se spirto a bastanza avr nel petto
ch'io il possa dir (ma del contrario temo),
io ti far veder ch'in ogni effetto
scelerata costei pi ch'in estremo.
Io ebbi gi un fratel che giovinetto
d'Olanda si part, donde noi semo,
e si fece d'Eraclio cavalliero,
ch'allor tenea de' Greci il sommo impero.

14
Quivi divenne intrinseco e fratello
d'un cortese baron di quella corte,
che nei confin di Servia avea un castello
di sito ameno e di muraglia forte.
Nomossi Argeo colui di ch'io favello,
di questa iniqua femina consorte,
la quale egli am s, che pass il segno
ch'a un uom si convenia, come lui, degno.

15
Ma costei, pi volubile che foglia
quando l'autunno pi priva d'umore,
che l' freddo vento gli arbori ne spoglia
e le soffia dinanzi al suo furore;
verso il marito cangi tosto voglia,
che fisso qualche tempo ebbe nel core;
e volse ogni pensiero, ogni disio
d'acquistar per amante il fratel mio.

16
Ma n s saldo all'impeto marino
l'Acrocerauno d'infamato nome,
n sta s duro incontra borea il pino
che rinovato ha pi di cento chiome,
che quanto appar fuor de lo scoglio alpino,
tanto sotterra ha le radici; come
il mio fratello a' prieghi di costei,
nido de tutti i vizi infandi e rei.

17
Or, come avviene a un cavallier ardito,
che cerca briga e la ritrova spesso,
fu in una impresa il mio fratel ferito,
molto al castel del suo compagno appresso,
dove venir senza aspettare invito
solea, fosse o non fosse Argeo con esso;
e dentro a quel per riposar fermosse
tanto che del suo mal libero fosse.

18
Mentre egli quivi si giacea, convenne
ch'in certa sua bisogna andasse Argeo.
Tosto questa sfacciata a tentar venne
il mio fratello, ed a sua usanza feo;
ma quel fedel non oltre pi sostenne
avere ai fianchi un stimulo s reo:
elesse, per servar sua fede a pieno,
di molti mal quel che gli parve meno.

19
Tra molti mal gli parve elegger questo:
lasciar d'Argeo l'intrinsichezza antiqua;
lungi andar s, che non sia manifesto
mai pi il suo nome alla femina iniqua.
Ben che duro gli fosse, era pi onesto
che satisfare a quella voglia obliqua,
o ch'accusar la moglie al suo signore,
da cui fu amata a par del proprio core.

20
E de le sue ferite ancora infermo
l'arme si veste, e del castel si parte;
e con animo va costante e fermo
di non mai pi tornare in quella parte.
Ma che gli val? ch'ogni difesa e schermo
gli disipa Fortuna con nuova arte;
ecco il marito che ritorna intanto,
e trova la moglier che fa gran pianto,

21
e scapigliata e con la faccia rossa;
e le domanda di che sia turbata.
Prima ch'ella a rispondere sia mossa,
pregar si lascia pi d'una fiata,
pensando tuttavia come si possa
vendicar di colui che l'ha lasciata:
e ben convenne al suo mobile ingegno
cangiar l'amore in subitano sdegno.

22
- Deh (disse al fine), a che l'error nascondo
c'ho commesso, signor, ne la tua assenza?
che quando ancora io 'l celi a tutto 'l mondo,
celar nol posso alla mia coscienza.
L'alma che sente il suo peccato immondo,
pate dentro da s tal penitenza,
ch'avanza ogn'altro corporal martire
che dar mi possa alcun del mio fallire;

23
quando fallir sia quel che si fa a forza:
ma sia quel che si vuol, tu sappil'anco;
poi con la spada da la immonda scorza
scioglie lo spirto imaculato e bianco,
e le mie luci eternamente ammorza;
che dopo tanto vituperio, almanco
tenerle basse ognor non mi bisogni,
e di ciascun ch'io vegga, io mi vergogni.

24
Il tuo compagno ha l'onor mio distrutto:
questo corpo per forza ha violato;
e perch teme ch'io ti narri il tutto,
or si parte il villan senza commiato. -
In odio con quel dir gli ebbe ridutto
colui che pi d'ogn'altro gli fu grato.
Argeo lo crede, ed altro non aspetta;
ma piglia l'arme e corre a far vendetta.

25
E come quel ch'avea il paese noto,
lo giunse che non fu troppo lontano;
che 'l mio fratello, debole ed egroto,
senza sospetto se ne ga pian piano:
e brevemente, in un loco remoto
pose, per vendicarsene, in lui mano.
Non trova il fratel mio scusa che vaglia;
ch'in somma Argeo con lui vuol la battaglia.

26
Era l'un sano e pien di nuovo sdegno,
infermo l'altro, ed all'usanza amico:
s ch'ebbe il fratel mio poco ritegno
contra il compagno fattogli nimico.
Dunque Filandro di tal sorte indegno
(de l'infelice giovene ti dico:
cos avea nome), non sofrendo il peso
di s fiera battaglia, rest preso.

27
- Non piaccia a Dio che mi conduca a tale
il mio giusto furore e il tuo demerto
(gli disse Argeo), che mai sia omicidiale
di te ch'amava; e me tu amavi certo,
ben che nel fin me l'hai mostrato male;
pur voglio a tutto il mondo fare aperto
che, come fui nel tempo de l'amore,
cos ne l'odio son di te migliore.

28
Per altro modo punir il tuo fallo,
che le mie man pi nel tuo sangue porre. -
Cos dicendo, fece sul cavallo
di verdi rami una bara comporre,
e quasi morto in quella riportallo
dentro al castello in una chiusa torre,
dove in perpetuo per punizione
candann l'innocente a star prigione.

29
Non per ch'altra cosa avesse manco,
che la libert prima del partire;
perch nel resto, come sciolto e franco
vi comandava e si facea ubidire.
Ma non essendo ancor l'animo stanco
di questa ria del suo pensier fornire,
quasi ogni giorno alla prigion veniva;
ch'avea le chiavi, e a suo piacer l'apriva:

30
e movea sempre al mio fratello assalti,
e con maggiore audacia che di prima.
- Questa tua fedelt (dicea) che valti,
poi che perfidia per tutto si stima?
Oh che trionfi gloriosi ed alti!
oh che superbe spoglie e preda opima!
oh che merito al fin te ne risulta,
se, come a traditore, ognun t'insulta!

31
Quanto utilmente, quanto con tuo onore
m'avresti dato quel che da te volli!
Di questo s ostinato tuo rigore
la gran merc che tu guadagni, or tolli:
in prigion sei, n crederne uscir fuore,
se la durezza tua prima non molli.
Ma quando mi compiacci, io far trama
di racquistarti e libertade e fama. -

32
- No, no (disse Filandro) aver mai spene
che non sia, come suol, mia vera fede,
se ben contra ogni debito mi avviene
ch'io ne riporti s dura mercede,
e di me creda il mondo men che bene:
basta che inanti a quel che 'l tutto vede
e mi pu ristorar di grazia eterna,
chiara la mia innocenza si discerna.

33
Se non basta ch'Argeo mi tenga preso,
tolgami ancor questa noiosa vita.
Forse non mi fia il premio in ciel conteso
de la buona opra, qui poco gradita.
Forse egli, che da me si chiama offeso,
quando sar quest'anima partita,
s'avedr poi d'avermi fatto torto,
e pianger il fedel compagno morto. -

34
Cos pi volte la sfacciata donna
tenta Filandro, e torna senza frutto.
Ma il cieco suo desir, che non assonna
del scelerato amor traer costrutto,
cercando va pi dentro ch'alla gonna
suoi vizi antiqui, e ne discorre il tutto.
Mille pensier fa d'uno in altro modo,
prima che fermi in alcun d'essi il chiodo.

35
Stette sei mesi che non messe piede,
come prima facea, ne la prigione;
di che il miser Filandro e spera e crede
che costei pi non gli abbia affezione.
Ecco Fortuna, al mal propizia, diede
a questa scelerata occasione
di metter fin con memorabil male
al suo cieco appetito irrazionale.

36
Antiqua nimicizia avea il marito
con un baron detto Morando il bello,
che, non v'essendo Argeo, spesso era ardito
di correr solo, e sin dentro al castello;
ma s'Argeo v'era, non tenea lo 'nvito,
n s'accostava a dieci miglia a quello.
Or, per poterlo indur che ci venisse,
d'ire in Ierusalem per voto disse.

37
Disse d'andare; e partesi ch'ognuno
lo vede, e fa di ci sparger le grida:
n il suo pensier, fuor che la moglie, alcuno
puote saper; che sol di lei si fida.
Torna poi nel castello all'aer bruno,
n mai, se non la notte, ivi s'annida;
e con mutate insegne al nuovo albore,
senza vederlo alcun, sempre esce fuore.

38
Se ne va in questa e in quella parte errando,
e volteggiando al suo castello intorno,
pur per veder se credulo Morando
volesse far, come solea, ritorno.
Stava il d tutto alla foresta; e quando
ne la marina vedea ascoso il giorno,
vena al castello, e per nascose porte
lo togliea dentro l'infedel consorte.

39
Crede ciascun, fuor che l'iniqua moglie,
che molte miglia Argeo lontan si trove.
Dunque il tempo oportuno ella si toglie:
al fratel mio va con malizie nuove.
Ha di lagrime a tutte le sue voglie
un nembo che dagli occhi al sen le piove.
- Dove potr (dicea) trovare aiuto,
che in tutto l'onor mio non sia perduto?

40
E col mio quel del mio marito insieme,
il qual se fosse qui, non temerei.
Tu conosci Morando, e sai se teme,
quando Argeo non ci sente, omini e dei.
Questi or pregando, or minacciando, estreme
prove fa tuttavia, n alcun de' miei
lascia che non contamini, per trarmi
a' suoi desii, n so s'io potr aitarmi.

41
Or c'ha inteso il partir del mio consorte,
e ch'al ritorno non sar s presto,
ha avuto ardir d'entrar ne la mia corte
senza altra scusa e senz'altro pretesto;
che se ci fosse il mio signor per sorte,
non sol non avria audacia di far questo,
ma non si terria ancor, per Dio, sicuro
d'appressarsi a tre miglia a questo muro.

42
E quel che gi per messi ha ricercato,
oggi me l'ha richiesto a fronte a fronte,
e con tai modi, che gran dubbio stato
de lo avvenirmi disonore ed onte,
e se non che parlar dolce gli ho usato,
e finto le mie voglie alle sue pronte,
saria a forza, di quel suto rapace,
che spera aver per mie parole in pace.

43
Promesso gli ho, non gi per osservargli
(che fatto per timor, nullo il contratto);
ma la mia intenzion fu per vietargli
quel che per forza avrebbe allora fatto.
Il caso qui: tu sol pi rimediargli;
del mio onor altrimenti sar tratto,
e di quel del mio Argeo, che gi m'hai detto
aver o tanto, o pi che 'l proprio, a petto.

44
E se questo mi nieghi, io dir dunque
ch'in te non sia la f di che ti vanti;
ma che fu sol per crudelt, qualunque
volta hai sprezzati i miei supplici pianti;
non per rispetto alcun d'Argeo, quantunque
m'hai questo scudo ognora opposto inanti.
Saria stato tra noi la cosa occulta;
ma di qui aperta infamia mi risulta. -

45
- Non si convien (disse Filandro) tale
prologo a me, per Argeo mio disposto.
Narrami pur quel che tu vuoi, che quale
sempre fui, di sempre essere ho proposto;
e ben ch'a torto io ne riporti male,
a lui non ho questo peccato imposto.
Per lui son pronto andare anco alla morte,
e siami contra il mondo e la mia sorte. -

46
Rispose l'empia: - Io voglio che tu spenga
colui che 'l nostro disonor procura.
Non temer ch'alcun mal di ci t'avenga;
ch'io te ne mostrer la via sicura.
Debbe egli a me tornar come rivenga
su l'ora terza la notte pi scura;
e fatto un segno de ch'io l'ho avvertito,
io l'ho a tor dentro, che non sia sentito.

47
A te non graver prima aspettarme
ne la camera mia dove non luca,
tanto che dispogliar gli faccia l'arme,
e quasi nudo in man te lo conduca. -
Cos la moglie conducesse parme
il suo marito alla tremenda buca;
se per dritto costei moglie s'appella,
pi che furia infernal crudele e fella.

48
Poi che la notte scelerata venne,
fuor trasse il mio fratel con l'arme in mano;
e ne l'oscura camera lo tenne,
fin che tornasse il miser castellano.
Come ordine era dato, il tutto avvenne;
che 'l consiglio del mal va raro invano.
Cos Filandro il buon Argeo percosse,
che si pens che quel Morando fosse.

49
Con esso un colpo il capo fesse e il collo;
ch'elmo non v'era, e non vi fu riparo.
Pervenne Argeo, senza pur dare un crollo,
de la misera vita al fine amaro:
e tal l'uccise, che mai non pensollo,
n mai l'avria creduto: oh caso raro!
che cercando giovar, fece all'amico
quel di che peggio non si fa al nimico.

50
Poscia ch'Argeo non conosciuto giacque,
rende a Gabrina il mio fratel la spada.
Gabrina il nome di costei, che nacque
sol per tradire ognun che in man le cada.
Ella, che 'l ver fin a quell'ora tacque,
vuol che Filandro a riveder ne vada
col lume in mano il morto ond'egli reo:
e gli dimostra il suo compagno Argeo.

51
E gli minaccia poi, se non consente
all'amoroso suo lungo desire,
di palesare a tutta quella gente
quel ch'egli ha fatto, e nol pu contradire;
e lo far vituperosamente
come assassino e traditor morire:
e gli ricorda che sprezzar la fama
non de', se ben la vita s poco ama.

52
Pien di paura e di dolor rimase
Filandro, poi che del suo error s'accorse.
Quasi il primo furor gli persuase
d'uccider questa, e stette un pezzo in forse:
e se non che ne le nimiche case
si ritrov (che la ragion soccorse),
non si trovando avere altr'arme in mano,
coi denti la stracciava a brano a brano.

53
Come ne l'alto mar legno talora,
che da duo venti sia percosso e vinto,
ch'ora uno inanzi l'ha mandato, ed ora
un altro al primo termine respinto,
e l'han girato da poppa e da prora,
dal pi possente al fin resta sospinto;
cos Filandro, tra molte contese
de' duo pensieri, al manco rio s'apprese.

54
Ragion gli dimostr il pericol grande,
oltre al morir, del fine infame e sozzo,
se l'omicidio nel castel si spande;
e del pensare il termine gli mozzo.
Voglia o non voglia, al fin convien che mande
l'amarissimo calice nel gozzo.
Pur finalmente ne l'afflitto core
pi de l'ostinazion pot il timore.

55
Il timor del supplicio infame e brutto
prometter fece con mille scongiuri,
che faria di Gabrina il voler tutto,
se di quel luogo se partian sicuri.
Cos per forza colse l'empia il frutto
del suo desire, e poi lasciar quei muri.
Cos Filandro a noi fece ritorno,
di s lasciando in Grecia infamia e scorno.

56
E port nel cor fisso il suo compagno
che cos scioccamente ucciso avea,
per far con sua gran noia empio guadagno
d'una Progne crudel, d'una Medea.
E se la fede e il giuramento, magno
e duro freno, non lo ritenea,
come al sicuro fu, morta l'avrebbe;
ma, quanto pi si puote, in odio l'ebbe.

57
Non fu da indi in qua rider mai visto:
tutte le sue parole erano meste,
sempre sospir gli uscian dal petto tristo,
ed era divenuto un nuovo Oreste,
poi che la madre uccise e il sacro Egisto,
e che l'ultrice Furie ebbe moleste.
E senza mai cessar, tanto l'afflisse
questo dolor, ch'infermo al letto il fisse.

58
Or questa meretrice, che si pensa
quanto a quest'altro suo poco sia grata,
muta la fiamma gi d'amore intensa
in odio, in ira ardente ed arrabbiata;
n meno contra al mio fratello accensa,
che fosse contra Argeo la scelerata:
e dispone tra s levar dal mondo,
come il primo marito, anco il secondo.

59
Un medico trov d'inganni pieno,
sufficiente ed atto a simil uopo,
che sapea meglio uccider di veneno,
che risanar gl'infermi di silopo;
e gli promesse, inanzi pi che meno
di quel che domand, donargli, dopo
ch'avesse con mortifero liquore
levatole dagli occhi il suo signore.

60
Gi in mia presenza e d'altre pi persone
vena col tosco in mano il vecchio ingiusto,
dicendo ch'era buona pozione
da ritornare il mio fratel robusto.
Ma Gabrina con nuova intenzione,
pria che l'infermo ne turbasse il gusto,
per torsi il consapevole d'appresso,
o per non dargli quel ch'avea promesso,

61
la man gli prese, quando a punto dava
la tazza dove il tosco era celato,
dicendo: - Ingiustamente se 'l ti grava
ch'io tema per costui c'ho tanto amato.
Voglio esser certa che bevanda prava
tu non gli dia, n succo avelenato;
e per questo mi par che 'l beveraggio
non gli abbi a dar, se non ne fai tu il saggio. -

62
Come pensi, signor, che rimanesse
il miser vecchio conturbato allora?
La brevit del tempo s l'oppresse,
che pensar non pot che meglio fra;
pur, per non dar maggior sospetto, elesse
il calice gustar senza dimora:
e l'infermo, seguendo una tal fede,
tutto il resto pigli, che si gli diede.

63
Come sparvier che nel piede grifagno
tenga la starna e sia per trarne pasto,
dal can che si tenea fido compagno,
ingordamente sopragiunto e guasto;
cos il medico intento al rio guadagno,
donde sperava aiuto ebbe contrasto.
Odi di summa audacia esempio raro!
e cos avvenga a ciascun altro avaro.

64
Fornito questo, il vecchio s'era messo,
per ritornare alla sua stanza, in via,
ed usar qualche medicina appresso,
che lo salvasse da la peste ria;
ma da Gabrina non gli fu concesso,
dicendo non voler ch'andasse pria
che 'l succo ne lo stomaco digesto
il suo valor facesse manifesto.

65
Pregar non val, n far di premio offerta,
che lo voglia lasciar quindi partire.
Il disperato, poi che vede certa
la morte sua, n la poter fuggire,
ai circostanti fa la cosa aperta;
n la seppe costei troppo coprire.
E cos quel che fece agli altri spesso,
quel buon medico al fin fece a se stesso:

66
e sequit con l'alma quella ch'era
gi de mio frate caminata inanzi.
Noi circostanti, che la cosa vera
del vecchio udimmo, che fe' pochi avanzi,
pigliammo questa abominevol fera,
pi crudel di qualunque in selva stanzi;
e la serrammo in tenebroso loco,
per condannarla al meritato foco. -

67
Questo Ermonide disse, e pi voleva
seguir, com'ella di prigion levossi;
ma il dolor de la piaga si l'aggreva,
che pallido ne l'erba riversossi.
Intanto duo scudier, che seco aveva,
fatto una bara avean di rami grossi:
Ermonide si fece in quella porre;
ch'indi altrimente non si potea torre.

68
Zerbin col cavallier fece sua scusa,
che gl'increscea d'averli fatto offesa;
ma, come pur tra cavallieri s'usa,
colei che vena seco avea difesa:
ch'altrimente sua f saria confusa;
perch, quando in sua guardia l'avea presa,
promesse a sua possanza di salvarla
contra ognun che venisse a disturbarla.

69
E s'in altro potea gratificargli,
prontissimo offeriase alla sua voglia.
Rispose il cavallier, che ricordargli
sol vuol, che da Gabrina si discioglia
prima ch'ella abbia cosa a machinargli,
di ch'esso indarno poi si penta e doglia.
Gabrina tenne sempre gli occhi bassi,
perch non ben risposta al vero dassi.

70
Con la vecchia Zerbin quindi partisse
al gi promesso debito viaggio;
e tra s tutto il d la maledisse,
che far gli fece a quel barone oltraggio.
Ed or che pel gran mal che gli ne disse
chi lo sapea, di lei fu istrutto e saggio,
se prima l'avea a noia e a dispiacere,
or l'odia s che non la pu vedere.

71
Ella che di Zerbin sa l'odio a pieno,
n in mala volunt vuole esser vinta,
un'oncia a lui non ne riporta meno:
la tien di quarta, e la rif di quinta.
Nel cor era gonfiata di veneno,
e nel viso altrimente era dipinta.
Dunque ne la concordia ch'io vi dico,
tenean lor via per mezzo il bosco antico.

72
Ecco, volgendo il sol verso la sera,
udiron gridi e strepiti e percosse,
che facean segno di battaglia fiera
che, quanto era il rumor, vicina fosse.
Zerbino, per veder la cosa ch'era,
verso il rumore in gran fretta si mosse:
non fu Gabrina lenta a seguitarlo.
Di quel ch'avvenne, all'altro canto io parlo.

CANTO VENTIDUESIMO

1
Cortesi donne e grate al vostro amante,
voi che d'un solo amor ste contente,
come che certo sia, fra tante e tante,
che rarissime siate in questa mente;
non vi dispiaccia quel ch'io dissi inante,
quando contra Gabrina fui s ardente,
e s'ancor son per spendervi alcun verso,
di lei biasmando l'animo perverso.

2
Ella era tale; e come imposto fummi
da chi pu in me, non preterisco il vero.
Per questo io non oscuro gli onor summi
d'una e d'un'altra ch'abbia il cor sincero.
Quel che 'l Maestro suo per trenta nummi
diede a' Iudei, non nocque a Ianni o a Piero;
n d'Ipermestra la fama men bella,
se ben di tante inique era sorella.

3
Per una che biasmar cantando ardisco
(che l'ordinata istoria cos vuole),
lodarne cento incontra m'offerisco,
e far lor virt chiara pi che 'l sole.
Ma tornando al lavor che vario ordisco,
ch'a molti, lor merc, grato esser suole,
del cavallier di Scozia io vi dicea,
ch'un alto grido appresso udito avea.

4
Fra due montagne entr in un stretto calle
onde uscia il grido, e non fu molto inante,
che giunse dove in una chiusa valle
si vide un cavallier morto davante.
Chi sia dir; ma prima dar le spalle
a Francia voglio, e girmene in Levante,
tanto ch'io trovi Astolfo paladino,
che per Ponente avea preso il camino.

5
Io lo lasciai ne la citt crudele,
onde col suon del formidabil corno
avea cacciato il populo infedele,
e gran periglio toltosi d'intorno,
ed a' compagni fatto alzar le vele,
e dal lito fuggir con grave scorno.
Or seguendo di lui, dico che prese
la via d'Armenia, e usc di quel paese.

6
E dopo alquanti giorni in Natalia
trovossi, e inverso Bursia il camin tenne;
onde, continuando la sua via
di qua dal mare, in Tracia se ne venne.
Lungo il Danubio and per l'Ungaria;
e come avesse il suo destrier le penne,
i Moravi e i Boemi pass in meno
di venti giorni e la Franconia e il Reno.

7
Per la selva d'Ardenna in Aquisgrana
giunse e in Barbante, e in Fiandra al fin s'imbarca.
L'aura che soffia verso tramontana,
la vela in guisa in su la prora carca,
ch'a mezzo giorno Astolfo non lontana
vede Inghilterra, ove nel lito varca.
Salta a cavallo, e in tal modo lo punge,
ch'a Londra quella sera ancora giunge.

8
Quivi sentendo poi che 'l vecchio Otone
gi molti mesi inanzi era in Parigi,
e che di nuovo quasi ogni barone
avea imitato i suoi degni vestigi;
d'andar subito in Francia si dispone:
e cos torna al porto di Tamigi,
onde con le vele alte uscendo fuora,
verso Calessio fe' drizzar la prora.

9
Un ventolin che leggiermente all'orza
ferendo, avea adescato il legno all'onda,
a poco a poco cresce e si rinforza;
poi vien s, ch'al nocchier ne soprabonda.
Che li volti la poppa al fine forza;
se non, gli caccer sotto la sponda.
Per la schena del mar tien dritto il legno,
e fa camin diverso al suo disegno.

10
Or corre a destra, or a sinistra mano,
di qua di l, dove fortuna spinge,
e piglia terra al fin presso a Roano;
e come prima il dolce lito attinge,
fa rimetter la sella a Rabicano,
e tutto s'arma e la spada si cinge.
Prende il camino, ed ha seco quel corno
che gli val pi che mille uomini intorno.

11
E giunse, traversando una foresta,
a pi d'un colle ad una chiara fonte,
ne l'ora che 'l monton di pascer resta,
chiuso in capanna, o sotto un cavo monte.
E dal gran caldo e da la sete infesta
vinto, si trasse l'elmo da la fronte;
leg il destrier tra le pi spesse fronde,
e poi venne per bere alle fresche onde.

12
Non avea messo ancor le labra in molle,
ch'un villanel che v'era ascoso appresso,
sbuca fuor d'una macchia, e il destrier tolle,
sopra vi sale, e se ne va con esso.
Astolfo il rumor sente, e'l capo estolle;
e poi che 'l danno suo vede s espresso,
lascia la fonte, e sazio senza bere,
gli va dietro correndo a pi potere.

13
Quel ladro non si stende a tutto corso,
che dileguato si saria di botto;
ma or lentando or raccogliendo il morso,
se ne va di galoppo e di buon trotto.
Escon del bosco dopo un gran discorso;
e l'uno e l'altro al fin si fu ridotto
l dove tanti nobili baroni
eran senza prigion pi che prigioni.

14
Dentro il palagio il villanel si caccia
con quel destrier che i venti al corso adegua.
Forza ch'Astolfo, il qual lo scudo impaccia,
l'elmo e l'altr'arme, di lontan lo segua.
Pur giunge anch'egli, e tutta quella traccia
che fin qui avea seguita, si dilegua;
che pi n Rabican n 'l ladro vede,
e gira gli occhi, e indarno affretta il piede;

15
affretta il piede e va cercando invano
e le logge e le camere e le sale;
ma per trovare il perfido villano,
di sua fatica nulla si prevale.
Non sa dove abbia ascoso Rabicano,
quel suo veloce sopra ogni animale;
e senza frutto alcun tutto quel giorno
cerc di su di gi, dentro e d'intorno.

16
Confuso e lasso d'aggirarsi tanto,
s'avvide che quel loco era incantato;
e del libretto ch'avea sempre a canto,
che Logistilla in India gli avea dato,
acci che, ricadendo in nuovo incanto,
potessi aitarsi, si fu ricordato:
all'indice ricorse, e vide tosto
a quante carte era il rimedio posto.

17
Del palazzo incantato era difuso
scritto nel libro; e v'eran scritti i modi
di fare il mago rimaner confuso,
e a tutti quei prigion di sciorre i nodi.
Sotto la soglia era uno spirto chiuso,
che facea questi inganni e queste frodi:
e levata la pietra ov' sepolto,
per lui sar il palazzo in fumo sciolto.

18
Desideroso di condurre a fine
il paladin s gloriosa impresa,
non tarda pi che 'l braccio non inchine
a provar quanto il grave marmo pesa.
Come Atlante le man vede vicine
per far che l'arte sua sia vilipesa,
sospettoso di quel che pu avvenire,
lo va con nuovi incanti ad assalire.

19
Lo fa con diaboliche sue larve
parer da quel diverso, che solea:
gigante ad altri, ad altri un villan parve,
ad altri un cavallier di faccia rea.
Ognuno in quella forma in che gli apparve
nel bosco il mago, il paladin vedea;
s che per riaver quel che gli tolse
il mago, ognuno al paladin si volse.

20
Ruggier, Gradasso, Iroldo, Bradamante,
Brandimarte, Prasildo, altri guerrieri
in questo nuovo error si fero inante,
per distruggere il duca accesi e fieri.
Ma ricordossi il corno in quello istante,
che fe' loro abbassar gli animi altieri.
Se non si soccorrea col grave suono,
morto era il paladin senza perdono.

21
Ma tosto che si pon quel corno a bocca
e fa sentire intorno il suono orrendo,
a guisa dei colombi, quando scocca
lo scoppio, vanno i cavallier fuggendo.
Non meno al negromante fuggir tocca,
non men fuor de la tana esce temendo
pallido e sbigottito, e se ne slunga
tanto, che 'l suono orribil non lo giunga.

22
Fugg il guardian coi suo' prigioni; e dopo
de le stalle fuggir molti cavalli,
ch'altro che fune a ritenerli era uopo,
e seguiro i patron per vari calli.
In casa non rest gatta n topo
al suon che par che dica: Dlli, dlli.
Sarebbe ito con gli altri Rabicano,
se non ch'all'uscir venne al duca in mano.

23
Astolfo, poi ch'ebbe cacciato il mago,
lev di su la soglia il grave sasso,
e vi ritrov sotto alcuna imago,
ed altre cose che di scriver lasso:
e di distrugger quello incanto vago,
di ci che vi trov, fece fraccasso,
come gli mostra il libro che far debbia;
e si sciolse il palazzo in fumo e in nebbia.

24
Quivi trov che di catena d'oro
di Ruggiero il cavallo era legato,
parlo di quel che 'l negromante moro
per mandarlo ad Alcina gli avea dato;
a cui poi Logistilla fe' il lavoro
del freno, ond'era in Francia ritornato,
e girato da l'India all'Inghilterra
tutto avea il lato destro de la terra.

25
Non so se vi ricorda che la briglia
lasci attaccata all'arbore quel giorno
che nuda da Ruggier spar la figlia
di Galafrone, e gli fe' l'alto scorno.
Fe' il volante destrier, con maraviglia
di chi lo vide, al mastro suo ritorno;
e con lui stette infin al giorno sempre,
che de l'incanto fur rotte le tempre.

26
Non potrebbe esser stato pi giocondo
d'altra aventura Astolfo, che di questa;
che per cercar la terra e il mar, secondo
ch'avea desir, quel ch'a cercar gli resta,
e girar tutto in pochi giorni il mondo,
troppo vena questo ippogrifo a sesta.
Sapea egli ben quanto a portarlo era atto,
che l'avea altrove assai provato in fatto.

27
Quel giorno in India lo prov, che tolto
da la savia Melissa fu di mano
a quella scelerata che travolto
gli avea in mirto silvestre il viso umano:
e ben vide e not come raccolto
gli fu sotto la briglia il capo vano
da Logistilla, e vide come istrutto
fosse Ruggier di farlo andar per tutto.

28
Fatto disegno l'ippogrifo torsi,
la sella sua, ch'appresso avea, gli messe;
e gli fece, levando da pi morsi
una cosa ed un'altra, un che lo resse;
che dei destrier ch'in fuga erano corsi,
quivi attaccate eran le briglie spesse.
Ora un pensier di Rabicano solo
lo fa tardar che non si leva a volo.

29
D'amar quel Rabicano avea ragione;
che non v'era un miglior per correr lancia,
e l'avea da l'estrema regione
de l'India cavalcato insin in Francia.
Pensa egli molto; e in somma si dispone
darne pi tosto ad un suo amico mancia,
che, lasciandolo quivi in su la strada,
se l'abbia il primo ch'a passarvi accada.

30
Stava mirando se vedea venire
pel bosco o cacciatore o alcun villano,
da cui far si potesse indi seguire
a qualche terra, e trarvi Rabicano.
Tutto quel giorno e sin all'apparire
de l'altro stette riguardando invano.
L'altro matin, ch'era ancor l'aer fosco,
veder gli parve un cavallier pel bosco.

31
Ma mi bisogna, s'io vo' dirvi il resto,
ch'io trovi Ruggier prima e Bradamante.
Poi che si tacque il corno, e che da questo
loco la bella coppia fu distante,
guard Ruggiero, e fu a conoscer presto
quel che fin qui gli avea nascoso Atlante:
fatto avea Atlante che fin a quell'ora
tra lor non s'eran conosciuti ancora.

32
Ruggier riguarda Bradamante, ed ella
riguarda lui con alta maraviglia,
che tanti d l'abbia offuscato quella
illusion s l'animo e le ciglia.
Ruggiero abbraccia la sua donna bella,
che pi che rosa ne divien vermiglia;
e poi di su la bocca i primi fiori
cogliendo vien dei suoi beati amori.

33
Tornaro ad iterar gli abbracciamenti
mille fiate, ed a tenersi stretti
i duo felici amanti, e s contenti,
ch'a pena i gaudi lor capiano i petti.
Molto lor duol che per incantamenti,
mentre che fur negli errabondi tetti,
tra lor non s'eran mai riconosciuti,
e tanti lieti giorni eran perduti.

34
Bradamante, disposta di far tutti
i piaceri che far vergine saggia
debbia ad un suo amator, s che di lutti,
senza il suo onore offendere, il sottraggia;
dice a Ruggier, se a dar gli ultimi frutti
lei non vuol sempre aver dura e selvaggia,
la faccia domandar per buoni mezzi
al padre Amon: ma prima si battezzi.

35
Ruggier, che tolto avria non solamente
viver cristiano per amor di questa,
com'era stato il padre, e antiquamente
l'avolo e tutta la sua stirpe onesta;
ma, per farle piacere, immantinente
data le avria la vita che gli resta:
- Non che ne l'acqua (disse), ma nel fuoco
per tuo amor porre il capo mi fia poco. -

36
Per battezzarsi dunque, indi per sposa
la donna aver, Ruggier si messe in via,
guidando Bradamante a Vallombrosa
(cos fu nominata una badia
ricca e bella, n men religiosa,
e cortese a chiunque vi vena);
e trovaro all'uscir de la foresta
donna che molto era nel viso mesta.

37
Ruggier, che sempre uman, sempre cortese
era a ciascun, ma pi alle donne molto,
come le belle lacrime comprese
cader rigando il delicato volto,
n'ebbe pietade, e di disir s'accese
di saper il suo affanno; ed a lei volto,
dopo onesto saluto, domandolle
perch'avea s di pianto il viso molle.

38
Ed ella, alzando i begli umidi rai,
umanissimamente gli rispose,
e la cagion de' suoi penosi guai,
poi che le domand, tutta gli espose.
- Gentil signor (disse ella), intenderai
che queste guance son s lacrimose
per la piet ch'a un giovinetto porto,
ch'in un castel qui presso oggi fia morto.

39
Amando una gentil giovane e bella,
che di Marsilio re di Spagna figlia,
sotto un vel bianco e in feminil gonella,
finta la voce e il volger de le ciglia,
egli ogni notte si giacea con quella,
senza darne sospetto alla famiglia:
ma s secreto alcuno esser non puote,
ch'al lungo andar non sia chi 'l vegga e note.

40
Se n'accorse uno, e ne parl con dui;
gli dui con altri, insin ch'al re fu detto.
Venne un fedel del re l'altr'ieri a nui,
che questi amanti fe' pigliar nel letto;
e ne la rocca gli ha fatto ambedui
divisamente chiudere in distretto:
n credo per tutto oggi ch'abbia spazio
il gioven, che non mora in pena e in strazio.

41
Fuggita me ne son per non vedere
tal crudelt; che vivo l'arderanno:
n cosa mi potrebbe pi dolere,
che faccia di s bel giovine il danno;
n potr aver giamai tanto piacere,
che non si volga subito in affanno,
che de la crudel fiamma mi rimembri,
ch'abbia arsi i belli e delicati membri. -

42
Bradamante ode, e par ch'assai le prema
questa novella, e molto il cor l'annoi;
n par che men per quel dannato tema,
che se fosse uno dei fratelli suoi.
N certo la paura in tutto scema
era di causa, come io dir poi.
Si volse ella a Ruggiero, e disse: - Parme
ch'in favor di costui sien le nostr'arme. -

43
E disse a quella mesta: - Io ti conforto
che tu vegga di porci entro alle mura,
che se 'l giovine ancor non avran morto,
pi non l'uccideran, stanne sicura. -
Ruggiero, avendo il cor benigno scorto
de la sua donna e la pietosa cura,
sent tutto infiammarsi di desire
di non lasciare il giovine morire.

44
Ed alla donna, a cui dagli occhi cade
un rio di pianto, dice: - Or che s'aspetta?
Soccorrer qui, non lacrimare accade:
fa ch'ove questo tuo, pur tu ci metta.
Di mille lance trar, di mille spade
tel promettian, pur che ci meni in fretta:
ma studia il passo pi che puoi, che tarda
non sia l'aita, e intanto il fuoco l'arda. -

45
L'alto parlare e la fiera sembianza
di quella coppia a maraviglia ardita,
ebbon di tornar forza la speranza
col dond'era gi tutta fuggita;
ma perch'ancor, pi che la lontananza,
temeva il ritrovar la via impedita,
e che saria per questo indarno presa,
stava la donna in s tutta sospesa.

46
Poi disse lor: - Facendo noi la via
che dritta e piana va fin a quel loco,
credo ch'a tempo vi si giungeria,
che non sarebbe ancora acceso il fuoco:
ma gir convien per cos torta e ria,
che 'l termine d'un giorno saria poco
a riuscirne; e quando vi saremo,
che troviam morto il giovine mi temo. -

47
- E perch non andian (disse Ruggiero)
per la pi corta? - E la donna rispose:
- Perch un castel de' conti da Pontiero
tra via si trova, ove un costume pose,
non son tre giorni ancora, iniquo e fiero
a cavallieri e a donne aventurose,
Pinabello, il peggior uomo che viva,
figliuol del conte Anselmo d'Altariva.

48
Quindi n cavallier n donna passa,
che se ne vada senza ingiuria e danni:
l'uno e l'altro a pi resta; ma vi lassa
il guerrier l'arme, e la donzella i panni.
Miglior cavallier lancia non abbassa,
e non abbass in Francia gi molt'anni,
di quattro che giurato hanno al castello
la legge mantener di Pinabello.

49
Come l'usanza (che non pi antiqua
di tre d) cominci, vi vo' narrare;
e sentirete se fu dritta o obliqua
cagion che i cavallier fece giurare.
Pinabello ha una donna cos iniqua,
cos bestial, ch'al mondo senza pare;
che con lui, non so dove, andando un giorno,
ritrov un cavallier che le fe' scorno.

50
Il cavallier, perch da lei beffato
fu d'una vecchia che portava in groppa,
giostr con Pinabel ch'era dotato
di poca forza e di superbia troppa;
ed abbattello, e lei smontar nel prato
fece, e prov s'andava dritta o zoppa:
lasciolla a piede, e fe' de la gonella
di lei vestir l'antiqua damigella.

51
Quella ch'a pi rimase, dispettosa,
e di vendetta ingorda e sitibonda,
congiunta a Pinabel che d'ogni cosa
dove sia da mal far, ben la seconda,
n giorno mai, n notte mai riposa,
e dice che non fia mai pi gioconda,
se mille cavallieri e mille donne
non mette a piedi, e lor tolle arme e gonne.

52
Giunsero il d medesmo, come accade,
quattro gran cavallieri ad un suo loco,
li quai di rimotissime contrade
venuti a queste parti eran di poco;
di tal valor, che non ha nostra etade
tant'altri buoni al bellicoso gioco:
Aquilante, Grifone e Sansonetto,
ed un Guidon Selvaggio giovinetto.

53
Pinabel con sembiante assai cortese
al castel ch'io v'ho detto gli raccolse.
La notte poi tutti nel letto prese,
e presi tenne; e prima non li sciolse,
che li fece giurar ch'un anno e un mese
(questo fu a punto il termine che tolse)
stariano quivi, e spogliarebbon quanti
vi capitasson cavallieri erranti;

54
e le donzelle ch'avesson con loro
porriano a piedi, e torrian lor le vesti.
Cos giurar, cos costretti foro
ad osservar, ben che turbati e mesti.
Non par che fin a qui contra costoro
alcun possa giostrar, ch'a pi non resti:
e capitati vi sono infiniti,
ch'a pi e senz'arme se ne son partiti.

55
ordine tra lor, che chi per sorte
esce fuor prima, vada a correr solo:
ma se trova il nimico cos forte,
che resti in sella, e getti lui nel suolo,
sono ubligati gli altri infin a morte
pigliar l'impresa tutti in uno stuolo.
Vedi or, se ciascun d'essi cos buono,
quel ch'esser de', se tutti insieme sono.

56
Poi non conviene all'importanza nostra
che ne vieta ogni indugio, ogni dimora,
che punto vi fermiate a quella giostra;
e presuppongo che vinciate ancora,
che vostra alta presenza lo dimostra,
ma non cosa da fare in un'ora;
ed gran dubbio che 'l giovine s'arda,
se tutto oggi a soccorrerlo si tarda. -

57
Disse Ruggier: - Non riguardiamo a questo:
faccin nui quel che si pu far per nui;
abbia chi regge il ciel cura del resto,
o la Fortuna, se non tocca a lui.
Ti fia per questa giostra manifesto,
se buoni siamo d'aiutar colui
che per cagion s debole e s lieve,
come n'hai detto, oggi bruciar si deve. -

58
Senza risponder altro, la donzella
si messe per la via ch'era pi corta.
Pi di tre miglia non andar per quella,
che si trovaro al ponte ed alla porta
dove si perdon l'arme e la gonnella,
e de la vita gran dubbio si porta.
Al primo apparir lor, di su la rocca
chi duo botti la campana tocca.

59
Ed ecco de la porta con gran fretta,
trottando s'un ronzino, un vecchio usco;
e quel vena gridando: - Aspetta aspetta:
restate ol, che qui si paga il fio:
e se l'usanza non v' stata detta,
che qui si tiene, or ve la vo' dir io. -
E contar loro incominci di quello
costume, che servar fa Pinabello.

60
Poi seguit, volendo dar consigli,
com'era usato agli altri cavallieri:
- Fate spogliar la donna (dicea), figli,
e voi l'arme lasciateci e i destrieri;
e non vogliate mettervi a perigli
d'andare incontra a tai quattro guerrieri.
Per tutto vesti, arme e cavalli s'hanno:
la vita sol mai non ripara il danno. -

61
- Non pi (disse Ruggier), non pi; ch'io sono
del tutto informatissimo, e qui venni
per far prova di me, se cos buono
in fatti son, come nel cor mi tenni.
Arme, vesti e cavallo altrui non dono,
s'altro non sento che minacce e cenni;
e son ben certo ancor, che per parole
il mio compagno le sue dar non vuole.

62
Ma, per Dio, fa ch'io vegga tosto in fronte
quei che ne voglion torre arme e cavallo;
ch'abbiamo da passar anco quel monte,
e qui non si pu far troppo intervallo. -
Rispose il vecchio: - Eccoti fuor del ponte
chi vien per farlo: - e non lo disse in fallo;
ch'un cavallier n'usc, che sopraveste
vermiglie avea, di bianchi fior conteste.

63
Bradamante preg molto Ruggiero
che le lasciasse in cortesia l'assunto
di gittar de la sella il cavalliero,
ch'avea di fiori il bel vestir trapunto;
ma non pot impetrarlo, e fu mestiero
a lei far ci che Ruggier volse a punto.
Egli volse l'impresa tutta avere,
e Bradamante si stesse a vedere.

64
Ruggiero al vecchio domand chi fosse
questo primo ch'uscia fuor de la porta.
- Sansonetto (disse); che le rosse
veste conosco e i bianchi fior che porta. -
L'uno di qua, l'altro di l si mosse
senza parlarsi, e fu l'indugia corta;
che s'andaro a trovar coi ferri bassi,
molto affrettando i lor destrieri i passi.

65
In questo mezzo de la rocca usciti
eran con Pinabel molti pedoni,
presti per levar l'arme ed espediti
ai cavallier ch'uscian fuor degli arcioni.
Veniansi incontra i cavallieri arditi,
fermando in su le reste i gran lancioni,
grossi duo palmi, di nativo cerro,
che quasi erano uguali insino al ferro.

66
Di tali n'avea pi d'una decina
fatto tagliar di su lor ceppi vivi
Sansonetto a una selva indi vicina,
e portatone duo per giostrar quivi.
Aver scudo e corazza adamantina
bisogna ben, che le percosse schivi.
Aveane fatto dar, tosto che venne,
l'uno a Ruggier, l'altro per s ritenne.

67
Con questi, che passar dovean gl'incudi
(s ben ferrate avean le punte estreme),
di qua e di l fermandoli agli scudi,
a mezzo il corso si scontraro insieme.
Quel di Ruggiero, che i demni ignudi
fece sudar, poco del colpo teme:
de lo scudo vo' dir che fece Atlante,
de le cui forze io v'ho gi detto inante.

68
Io v'ho gi detto che con tanta forza
l'incantato splendor negli occhi fere,
ch'al discoprirsi ogni veduta ammorza,
e tramortito l'uom fa rimanere:
perci, s'un gran bisogno non lo sforza,
d'un vel coperto lo solea tenere.
Si crede ch'anco impenetrabil fosse,
poi ch'a questo incontrar nulla si mosse.

69
L'altro, ch'ebbe l'artefice men dotto,
il gravissimo colpo non sofferse.
Come tocco da fulmine, di botto
di loco al ferro, e pel mezzo s'aperse;
di loco al ferro, e quel trov di sotto
il braccio ch'assai mal si ricoperse;
s che ne fu ferito Sansonetto,
e de la sella tratto al suo dispetto.

70
E questo il primo fu di quei compagni
che quivi mantenean l'usanza fella,
che de le spoglie altrui non fe' guadagni,
e ch'alla giostra usc fuor de la sella.
Convien chi ride, anco talor si lagni,
e Fortuna talor trovi ribella.
Quel da la rocca, replicando il botto,
ne fece agli altri cavallieri motto.

71
S'era accostato Pinabello intanto
a Bradamante, per saper chi fusse
colui che con prodezza e valor tanto
il cavallier del suo castel percusse.
La giustizia di Dio, per dargli quanto
era il merito suo, vi lo condusse
su quel destrier medesimo ch'inante
tolto avea per inganno a Bradamante.

72
Fornito a punto era l'ottavo mese
che, con lei ritrovandosi a camino,
(se 'l vi raccorda) questo Maganzese
la gitt ne la tomba di Merlino,
quando da morte un ramo la difese,
che seco cadde, anzi il suo buon destino;
e trassene, credendo ne lo speco
ch'ella fosse sepolta, il destrier seco.

73
Bradamante conosce il suo cavallo,
e conosce per lui l'iniquo conte;
e poi ch'ode la voce, e vicino hallo
con maggiore attenzion mirato in fronte:
- Questo il traditor (disse), senza fallo,
che procacci di farmi oltraggio ed onte:
ecco il peccato suo, che l'ha condutto
ove avr de' suoi merti il premio tutto. -

74
Il minacciare e il por mano alla spada
fu tutto a un tempo, e lo aventarsi a quello;
ma inanzi tratto gli lev la strada,
che non pot fuggir verso il castello.
Tolta la speme ch'a salvar si vada,
come volpe alla tana, Pinabello.
Egli gridando e senza mai far testa,
fuggendo si cacci ne la foresta.

75
Pallido e sbigottito il miser sprona,
che posto ha nel fuggir l'ultima speme.
L'animosa donzella di Dordona
gli ha il ferro ai fianchi, e lo percuote e preme:
vien con lui sempre, e mai non l'abbandona.
Grande il rumore, e il bosco intorno geme.
Nulla al castel di questo ancor s'intende,
per ch'ognuno a Ruggier solo attende.

76
Gli altri tre cavallier de la fortezza
intanto erano usciti in su la via;
ed avean seco quella male avezza
che v'avea posta la costuma ria.
A ciascun di lor tre, che 'l morir prezza
pi ch'aver vita che con biasmo sia,
di vergogna arde il viso, e il cor di duolo,
che tanti ad assalir vadano un solo.

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