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Divina Commedia di Dante: Paradiso by Dante Alighieri

Part 4 out of 4

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e di Fiorenza in popol giusto e sano,

di che stupor dovea esser compiuto!
Certo tra esso e íl gaudio mi facea
libito non udire e starmi muto.

E quasi peregrin che si ricrea
nel tempio del suo voto riguardando,
e spera gi‡ ridir comí ello stea,

su per la viva luce passeggiando,
menava Ôo li occhi per li gradi,
mo s˘, mo gi˘ e mo recirculando.

VedÎa visi a carit‡ s¸adi,
díaltrui lume fregiati e di suo riso,
e atti ornati di tutte onestadi.

La forma general di paradiso
gi‡ tutta mÔo sguardo avea compresa,
in nulla parte ancor fermato fiso;

e volgeami con voglia rÔaccesa
per domandar la mia donna di cose
di che la mente mia era sospesa.

Uno intendÎa, e altro mi rispuose:
credea veder Beatrice e vidi un sene
vestito con le genti glorÔose.

Diffuso era per li occhi e per le gene
di benigna letizia, in atto pio
quale a tenero padre si convene.

E ´Oví Ë ella?ª, s˘bito dissí io.
Ondí elli: ´A terminar lo tuo disiro
mosse Beatrice me del loco mio;

e se riguardi s˘ nel terzo giro
dal sommo grado, tu la rivedrai
nel trono che suoi merti le sortiroª.

Sanza risponder, li occhi s˘ levai,
e vidi lei che si facea corona
reflettendo da sÈ li etterni rai.

Da quella regÔon che pi˘ s˘ tona
occhio mortale alcun tanto non dista,
qualunque in mare pi˘ gi˘ síabbandona,

quanto lÏ da Beatrice la mia vista;
ma nulla mi facea, chÈ s¸a effige
non discendÎa a me per mezzo mista.

´O donna in cui la mia speranza vige,
e che soffristi per la mia salute
in inferno lasciar le tue vestige,

di tante cose quantí ií ho vedute,
dal tuo podere e da la tua bontate
riconosco la grazia e la virtute.

Tu míhai di servo tratto a libertate
per tutte quelle vie, per tuttí i modi
che di ciÚ fare avei la potestate.

La tua magnificenza in me custodi,
sÏ che líanima mia, che fattí hai sana,
piacente a te dal corpo si disnodiª.

CosÏ orai; e quella, sÏ lontana
come parea, sorrise e riguardommi;
poi si tornÚ a líetterna fontana.

E íl santo sene: ´AcciÚ che tu assommi
perfettamenteª, disse, ´il tuo cammino,
a che priego e amor santo mandommi,

vola con li occhi per questo giardino;
chÈ veder lui tíacconcer‡ lo sguardo
pi˘ al montar per lo raggio divino.

E la regina del cielo, ondí Ôo ardo
tutto díamor, ne far‡ ogne grazia,
perÚ chíií sono il suo fedel Bernardoª.

Qual Ë colui che forse di Croazia
viene a veder la Veronica nostra,
che per líantica fame non sen sazia,

ma dice nel pensier, fin che si mostra:
ëSegnor mio Ies˘ Cristo, Dio verace,
or fu sÏ fatta la sembianza vostra?í;

tal era io mirando la vivace
carit‡ di colui che ín questo mondo,
contemplando, gustÚ di quella pace.

´Figliuol di grazia, questí esser giocondoª,
cominciÚ elli, ´non ti sar‡ noto,
tenendo li occhi pur qua gi˘ al fondo;

ma guarda i cerchi infino al pi˘ remoto,
tanto che veggi seder la regina
cui questo regno Ë suddito e devotoª.

Io levai li occhi; e come da mattina
la parte orÔental de líorizzonte
soverchia quella dove íl sol declina,

cosÏ, quasi di valle andando a monte
con li occhi, vidi parte ne lo stremo
vincer di lume tutta líaltra fronte.

E come quivi ove síaspetta il temo
che mal guidÚ Fetonte, pi˘ síinfiamma,
e quinci e quindi il lume si fa scemo,

cosÏ quella pacifica oriafiamma
nel mezzo síavvivava, e díogne parte
per igual modo allentava la fiamma;

e a quel mezzo, con le penne sparte,
vidí io pi˘ di mille angeli festanti,
ciascun distinto di fulgore e díarte.

Vidi a lor giochi quivi e a lor canti
ridere una bellezza, che letizia
era ne li occhi a tutti li altri santi;

e síio avessi in dir tanta divizia
quanta ad imaginar, non ardirei
lo minimo tentar di sua delizia.

Bernardo, come vide li occhi miei
nel caldo suo caler fissi e attenti,
li suoi con tanto affetto volse a lei,

che í miei di rimirar fÈ pi˘ ardenti.

Paradiso ∑ Canto XXXII

Affetto al suo piacer, quel contemplante
libero officio di dottore assunse,
e cominciÚ queste parole sante:

´La piaga che Maria richiuse e unse,
quella chíË tanto bella daí suoi piedi
Ë colei che líaperse e che la punse.

Ne líordine che fanno i terzi sedi,
siede Rachel di sotto da costei
con BÎatrice, sÏ come tu vedi.

Sarra e Rebecca, IudÏt e colei
che fu bisava al cantor che per doglia
del fallo disse ëMiserere meií,

puoi tu veder cosÏ di soglia in soglia
gi˘ digradar, comí io chía proprio nome
vo per la rosa gi˘ di foglia in foglia.

E dal settimo grado in gi˘, sÏ come
infino ad esso, succedono Ebree,
dirimendo del fior tutte le chiome;

perchÈ, secondo lo sguardo che fÈe
la fede in Cristo, queste sono il muro
a che si parton le sacre scalee.

Da questa parte onde íl fiore Ë maturo
di tutte le sue foglie, sono assisi
quei che credettero in Cristo venturo;

da líaltra parte onde sono intercisi
di vÚti i semicirculi, si stanno
quei chía Cristo venuto ebber li visi.

E come quinci il glorÔoso scanno
de la donna del cielo e li altri scanni
di sotto lui cotanta cerna fanno,

cosÏ di contra quel del gran Giovanni,
che sempre santo íl diserto e íl martiro
sofferse, e poi líinferno da due anni;

e sotto lui cosÏ cerner sortiro
Francesco, Benedetto e Augustino
e altri fin qua gi˘ di giro in giro.

Or mira líalto proveder divino:
chÈ líuno e líaltro aspetto de la fede
igualmente empier‡ questo giardino.

E sappi che dal grado in gi˘ che fiede
a mezzo il tratto le due discrezioni,
per nullo proprio merito si siede,

ma per líaltrui, con certe condizioni:
chÈ tutti questi son spiriti ascolti
prima chíavesser vere elezÔoni.

Ben te ne puoi accorger per li volti
e anche per le voci p¸erili,
se tu li guardi bene e se li ascolti.

Or dubbi tu e dubitando sili;
ma io discioglierÚ íl forte legame
in che ti stringon li pensier sottili.

Dentro a líampiezza di questo reame
cas¸al punto non puote aver sito,
se non come tristizia o sete o fame:

chÈ per etterna legge Ë stabilito
quantunque vedi, sÏ che giustamente
ci si risponde da líanello al dito;

e perÚ questa festinata gente
a vera vita non Ë sine causa
intra sÈ qui pi˘ e meno eccellente.

Lo rege per cui questo regno pausa
in tanto amore e in tanto diletto,
che nulla volont‡ Ë di pi˘ ausa,

le menti tutte nel suo lieto aspetto
creando, a suo piacer di grazia dota
diversamente; e qui basti líeffetto.

E ciÚ espresso e chiaro vi si nota
ne la Scrittura santa in quei gemelli
che ne la madre ebber líira commota.

PerÚ, secondo il color díi capelli,
di cotal grazia líaltissimo lume
degnamente convien che síincappelli.

Dunque, sanza mercÈ di lor costume,
locati son per gradi differenti,
sol differendo nel primiero acume.

Bastavasi neí secoli recenti
con líinnocenza, per aver salute,
solamente la fede díi parenti;

poi che le prime etadi fuor compiute,
convenne ai maschi a líinnocenti penne
per circuncidere acquistar virtute;

ma poi che íl tempo de la grazia venne,
sanza battesmo perfetto di Cristo
tale innocenza l‡ gi˘ si ritenne.

Riguarda omai ne la faccia che a Cristo
pi˘ si somiglia, chÈ la sua chiarezza
sola ti puÚ disporre a veder Cristoª.

Io vidi sopra lei tanta allegrezza
piover, portata ne le menti sante
create a trasvolar per quella altezza,

che quantunque io avea visto davante,
di tanta ammirazion non mi sospese,
nÈ mi mostrÚ di Dio tanto sembiante;

e quello amor che primo lÏ discese,
cantando ëAve, Maria, gratÔa plenaí,
dinanzi a lei le sue ali distese.

Rispuose a la divina cantilena
da tutte parti la beata corte,
sÏ chíogne vista sen fÈ pi˘ serena.

´O santo padre, che per me comporte
líesser qua gi˘, lasciando il dolce loco
nel qual tu siedi per etterna sorte,

qual Ë quellí angel che con tanto gioco
guarda ne li occhi la nostra regina,
innamorato sÏ che par di foco?ª.

CosÏ ricorsi ancora a la dottrina
di colui chíabbelliva di Maria,
come del sole stella mattutina.

Ed elli a me: ´Baldezza e leggiadria
quantí esser puote in angelo e in alma,
tutta Ë in lui; e sÏ volem che sia,

perchí elli Ë quelli che portÚ la palma
giuso a Maria, quando íl Figliuol di Dio
carcar si volse de la nostra salma.

Ma vieni omai con li occhi sÏ comí io
andrÚ parlando, e nota i gran patrici
di questo imperio giustissimo e pio.

Quei due che seggon l‡ s˘ pi˘ felici
per esser propinquissimi ad Agusta,
son díesta rosa quasi due radici:

colui che da sinistra le síaggiusta
Ë il padre per lo cui ardito gusto
líumana specie tanto amaro gusta;

dal destro vedi quel padre vetusto
di Santa Chiesa a cui Cristo le chiavi
raccomandÚ di questo fior venusto.

E quei che vide tutti i tempi gravi,
pria che morisse, de la bella sposa
che síacquistÚ con la lancia e coi clavi,

siede lunghí esso, e lungo líaltro posa
quel duca sotto cui visse di manna
la gente ingrata, mobile e retrosa.

Di contrí a Pietro vedi sedere Anna,
tanto contenta di mirar sua figlia,
che non move occhio per cantare osanna;

e contro al maggior padre di famiglia
siede Lucia, che mosse la tua donna
quando chinavi, a rovinar, le ciglia.

Ma perchÈ íl tempo fugge che tíassonna,
qui farem punto, come buon sartore
che comí elli ha del panno fa la gonna;

e drizzeremo li occhi al primo amore,
sÏ che, guardando verso lui, penËtri
quantí Ë possibil per lo suo fulgore.

Veramente, ne forse tu tíarretri
movendo líali tue, credendo oltrarti,
orando grazia conven che síimpetri

grazia da quella che puote aiutarti;
e tu mi seguirai con líaffezione,
sÏ che dal dicer mio lo cor non partiª.

E cominciÚ questa santa orazione:

Paradiso ∑ Canto XXXIII

´Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta pi˘ che creatura,
termine fisso díetterno consiglio,

tu seí colei che líumana natura
nobilitasti sÏ, che íl suo fattore
non disdegnÚ di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese líamore,
per lo cui caldo ne líetterna pace
cosÏ Ë germinato questo fiore.

Qui seí a noi meridÔana face
di caritate, e giuso, intra í mortali,
seí di speranza fontana vivace.

Donna, seí tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disÔanza vuol volar sanzí ali.

La tua benignit‡ non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fÔate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te síaduna
quantunque in creatura Ë di bontate.

Or questi, che da líinfima lacuna
de líuniverso infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,

supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
pi˘ alto verso líultima salute.

E io, che mai per mio veder non arsi
pi˘ chíií fo per lo suo, tutti miei prieghi
ti porgo, e priego che non sieno scarsi,

perchÈ tu ogne nube li disleghi
di sua mortalit‡ coí prieghi tuoi,
sÏ che íl sommo piacer li si dispieghi.

Ancor ti priego, regina, che puoi
ciÚ che tu vuoli, che conservi sani,
dopo tanto veder, li affetti suoi.

Vinca tua guardia i movimenti umani:
vedi Beatrice con quanti beati
per li miei prieghi ti chiudon le mani!ª.

Li occhi da Dio diletti e venerati,
fissi ne líorator, ne dimostraro
quanto i devoti prieghi le son grati;

indi a líetterno lume síaddrizzaro,
nel qual non si dee creder che síinvii
per creatura líocchio tanto chiaro.

E io chíal fine di tuttí i disii
appropinquava, sÏ comí io dovea,
líardor del desiderio in me finii.

Bernardo míaccennava, e sorridea,
perchí io guardassi suso; ma io era
gi‡ per me stesso tal qual ei volea:

chÈ la mia vista, venendo sincera,
e pi˘ e pi˘ intrava per lo raggio
de líalta luce che da sÈ Ë vera.

Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
che íl parlar mostra, chía tal vista cede,
e cede la memoria a tanto oltraggio.

Qual Ë col¸i che sognando vede,
che dopo íl sogno la passione impressa
rimane, e líaltro a la mente non riede,

cotal son io, chÈ quasi tutta cessa
mia visÔone, e ancor mi distilla
nel core il dolce che nacque da essa.

CosÏ la neve al sol si disigilla;
cosÏ al vento ne le foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla.

O somma luce che tanto ti levi
daí concetti mortali, a la mia mente
ripresta un poco di quel che parevi,

e fa la lingua mia tanto possente,
chíuna favilla sol de la tua gloria
possa lasciare a la futura gente;

chÈ, per tornare alquanto a mia memoria
e per sonare un poco in questi versi,
pi˘ si conceper‡ di tua vittoria.

Io credo, per líacume chíio soffersi
del vivo raggio, chíií sarei smarrito,
se li occhi miei da lui fossero aversi.

Eí mi ricorda chíio fui pi˘ ardito
per questo a sostener, tanto chíií giunsi
líaspetto mio col valore infinito.

Oh abbondante grazia ondí io presunsi
ficcar lo viso per la luce etterna,
tanto che la veduta vi consunsi!

Nel suo profondo vidi che síinterna,
legato con amore in un volume,
ciÚ che per líuniverso si squaderna:

sustanze e accidenti e lor costume
quasi conflati insieme, per tal modo
che ciÚ chíií dico Ë un semplice lume.

La forma universal di questo nodo
credo chíií vidi, perchÈ pi˘ di largo,
dicendo questo, mi sento chíií godo.

Un punto solo míË maggior letargo
che venticinque secoli a la ímpresa
che fÈ Nettuno ammirar líombra díArgo.

CosÏ la mente mia, tutta sospesa,
mirava fissa, immobile e attenta,
e sempre di mirar faceasi accesa.

A quella luce cotal si diventa,
che volgersi da lei per altro aspetto
Ë impossibil che mai si consenta;

perÚ che íl ben, chíË del volere obietto,
tutto síaccoglie in lei, e fuor di quella
Ë defettivo ciÚ chíË lÏ perfetto.

Omai sar‡ pi˘ corta mia favella,
pur a quel chíio ricordo, che díun fante
che bagni ancor la lingua a la mammella.

Non perchÈ pi˘ chíun semplice sembiante
fosse nel vivo lume chíio mirava,
che tal Ë sempre qual síera davante;

ma per la vista che síavvalorava
in me guardando, una sola parvenza,
mutandomí io, a me si travagliava.

Ne la profonda e chiara sussistenza
de líalto lume parvermi tre giri
di tre colori e díuna contenenza;

e líun da líaltro come iri da iri
parea reflesso, e íl terzo parea foco
che quinci e quindi igualmente si spiri.

Oh quanto Ë corto il dire e come fioco
al mio concetto! e questo, a quel chíií vidi,
Ë tanto, che non basta a dicer ëpocoí.

O luce etterna che sola in te sidi,
sola tíintendi, e da te intelletta
e intendente te ami e arridi!

Quella circulazion che sÏ concetta
pareva in te come lume reflesso,
da li occhi miei alquanto circunspetta,

dentro da sÈ, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
per che íl mio viso in lei tutto era messo.

Qual Ë íl geomËtra che tutto síaffige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ondí elli indige,

tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
líimago al cerchio e come vi síindova;

ma non eran da ciÚ le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.

A líalta fantasia qui mancÚ possa;
ma gi‡ volgeva il mio disio e íl velle,
sÏ come rota chíigualmente Ë mossa,

líamor che move il sole e líaltre stelle.

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TAVOLA DEI CARATTERI SPECIALI
TABLE OF SPECIAL CHARACTERS

‡ = a grave
Ë = e grave
Ï = i grave
Ú = o grave
˘ = u grave

È = e acute
Û = o acute

‰ = a uml
Î = e uml
Ô = i uml
ˆ = o uml
¸ = u uml

» = E grave
À = E uml
œ = I uml

´ = left angle quotation mark
ª = right angle quotation mark

ì = left double quotation mark
î = right double quotation mark

ë = left single quotation mark
í = right single quotation mark

ó = em dash

∑ = middot

. . . = ellipsis

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